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Periodico registrato presso il Tribunale di Ancona n. 13 del 10 maggio 2012

ISSN: 2280-756X

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Eppur si muove: il paradosso dell’innovazione e della produttività agricola

Roberto Esposti
Università Politecnica delle Marche

Agrimarcheuropa, n. 6, Marzo, 2015

Cosa non funziona nella crescita della produttività agricola?  

Il secolo scorso ha visto una notevole crescita della produzione agricola a livello globale. Questa crescita è stata determinata dall’azione concomitante di due fattori. Da un lato, il significativo aumento dell’impiego dei fattori della produzione agricola (terra, lavoro e intensificazione capitalistica). Dall’altro lato, l’intenso progresso tecnologico che ha dato forte impulso alla produttività di questi fattori della produzione. Tali fenomeni hanno riguardato sia i paesi sviluppati che quelli emergenti e in via di sviluppo; questi ultimi soprattutto nei decenni finali del secolo.
La Produttività Totale dei Fattori (PTF) è l’indicatore che gli economisti adottano per misurare il contributo alla crescita della produzione agricola di questo secondo fondamentale fattore, il progresso tecnologico. La PTF è definita come il rapporto tra un indice aggregato di output e un indice aggregato di input della produzione. Pertanto, la crescita della PTF in agricoltura esprime quella parte di crescita della produzione che non può essere motivata con l’aumento dell’impiego dei fattori della produzione e, di conseguenza, può essere attribuito interamente al progresso tecnologico (OECD, 2001). Si tratta di una componente assai importante della crescita della produzione agricola su scala globale dal momento che l’incremento dovuto al maggior ricorso ai fattori della produzione non è ripetibile all’infinito (si pensi soprattutto alla terra e al lavoro). In pratica, è l’unica componente che può essere concepita come un motore permanente di crescita della produzione primaria.
Secondo alcuni studi e autori, si veda Fuglie (2010) per esempio, nel secolo scorso la crescita della PTF agricola è continuata in modo abbastanza regolare fino all'ultimo decennio del secolo scorso, per poi registrare un leggero rallentamento a livello globale a cavallo dell’ultimo decennio del secolo scorso e del primo di quello presente. Tale rallentamento sarebbe però imputabile quasi interamente ai paesi sviluppati e alle rispettive agricolture, in modo particolare Nord America ed Europa. L’esistenza stessa e, eventualmente, le cause di questo rallentamento, noto nella letteratura internazionale come agricultural productivity slowdown, sono state oggetto di un ampio dibattito in ambito scientifico soprattutto nell’ultimo decennio (Alston e Pardey, 2009).
La maggiore ragione di interesse scientifico, ma soprattutto politico, di un tale rallentamento risiede nel fatto che la sua immediata interpretazione è quella di una minore intensità nell’introduzione di innovazioni tecnologiche nelle agricolture sviluppate che, di conseguenza, non riuscirebbero a ripetere le dinamiche passate. Al di là del fatto che il productivity slowdown sia una realtà ed esprima davvero una tendenza di lungo termine per le agricolture sviluppate (si veda, per esempio, Fuglie 2012), è indubitabile che la questione che esso pone, la necessità di maggiore impulso all’innovazione tecnologica nelle agricolture più avanzate, è divenuta un’idea-guida in molti ambienti scientifici e politici, idea che è stata pienamente accolta da diverse istituzioni politiche e, in primo luogo, dalla Commissione Europea (European Commission, 2012; Matthews, 2012). Ciò è anche spiegabile con il fatto che una tale prospettiva mette in discussione quella politica agricola che, nell’UE, si è gradualmente affermata a partire dalla seconda età degli anni ’80 del secolo scorso e che ha soprattutto puntato al contenimento dei volumi della produzione e ad una graduale estensivizzazione della stessa.  

L’iniziativa europea e la “nuova” agricoltura 

In ambito europeo la questione di una effettiva insufficiente o stagnante crescita della produttività agricola emerge nel documento della Commissione Europea di lancio del partenariato europeo per l'innovazione in agricoltura (EIP-AGRI) (European Commission, 2012). Il documento sembra sposare l’idea che un rallentamento della crescita della produttività, e quindi del progresso tecnologico, nell'UE in ambito agricolo sia effettivamente emerso già a partire dagli anni '90 (Matthews, 2012). È interessante notare come tale rallentamento sarebbe concomitante con una fase (proprio a partire dagli anni ’90 del secolo scorso) di sostanziale ripensamento della funzione sociale dell’agricoltura, a sua volta accompagnato da numerose forme di “nuova agricoltura” che vanno genericamente sotto il nome di multifunzionalità. Sembra lecito chiedersi se la concomitanza del rallentamento della crescita della PTF con questa trasformazione dell’agricoltura europea (e del relativo modello) non sia piuttosto determinata da sopraggiunti problemi di misurazione della produttività, e della sua crescita, nonché lo stesso progresso tecnologico sottostante, in queste nuove forme di esercizio dell’attività agricola. 
In effetti, se guardiamo all'evoluzione del settore agricolo negli ultimi due decenni nei paesi sviluppati (e in Europa, in particolare), possiamo osservare la progressiva comparsa di traiettorie organizzative e tecnologiche genuinamente nuove (Esposti, 2012). Negli ultimi due decenni, le funzioni sempre nuove e complesse attribuite all'agricoltura dai consumatori e dalla società intera hanno favorito, se non imposto, nuove dimensioni innovative oltre alle (a volte, invece delle) innovazioni convenzionali di processo. Non solo innovazioni diversificate ma che coinvolgono nuove e ulteriori funzioni dell’agricoltura, spesso riguardanti beni pubblici (quindi, le esternalità dell’esercizio della produzione primaria) e la sottostante azione collettiva. Innovazioni sociali e organizzative prima che, sebbene anche, tecnologiche. Ad esempio, agriturismo, vendita diretta, produzione di energia da biomasse agricole sono tra le innovazioni più rilevanti, come impatto e portata, dell'agricoltura europea nel corso degli ultimi due decenni. C’è da chiedersi se e quanto di questo sforzo innovativo rimane traccia nel calcolo della crescita della PTF in agricoltura e se, dunque, quest’ultimo indicatore, nel modo in cui viene calcolato, non rischi di sottostimare la portata di tali cambiamenti.
In effetti, non è facile quantificare l'emergere di questi nuove attività e funzioni, nonché delle innovazioni tecnologiche che li accompagnano, e i conseguenti impatti sulla produttività dei fattori. I confini di tali attività sono sfumati e vengono definiti da norme spesso in continua evoluzione che le rende, quando osservabili, comunque difficilmente comparabili nello spazio (per esempio, tra i paesi) e nel tempo (cioè nel calcolo di tassi di crescita). Tuttavia, queste attività agricole non possono più essere considerate come fenomeni marginali o di nicchia giacché una quota rilevante di aziende agricole italiane e europee ormai presenta stabilmente almeno una di queste “nuove” attività o prodotti. Anche lo sforzo di ricerca e innovazione tecnologica si è di conseguenza rivolto verso queste attività sebbene con risultati che non sempre assumono forme tradizionali e misurabili (Di Paolo e Vagnozzi, 2014). 
Risulta quindi paradossale che questo significativo, e per certi versi epocale, spostamento delle traiettorie organizzative e tecnologiche e dell'agricoltura europea si associ, infine, con un apparente rallentamento della produttività. D’altro canto, si tratta di un problema che non è affatto una novità nella più ampia letteratura sulla misurazione della produttività. L'intenso dibattito che si è sviluppato, soprattutto negli anni ’90 del secolo scorso, intorno al cosiddetto paradosso della produttività, ha concentrato l'attenzione proprio sui problemi di calcolo della PTF dovuti alla natura stessa delle innovazioni che si riflettano piuttosto in miglioramenti importanti della  qualità di prodotti e servizi piuttosto che in incrementi puramente quantitativi (Brynjolfsson, 1993). Per analogia, il rallentamento della crescita della PTF agricola registrato nell'UE negli ultimi tempi, ammesso che sia reale, potrebbe essere considerato come il paradosso "agricolo" della produttività: una forte dinamica evolutiva si riflette in un risultato di apparente stagnazione.

Cosa misurare e, soprattutto, come?

Torniamo ora al tema della misura dela PTF agricola: se questa non è in grado di cogliere appieno queste innovazioni, possiamo mettere seriamente in discussione la comparabilità delle misure di PTF nel tempo e nello spazio e, di conseguenza, il rallentamento della crescita della produttività stessa con le sue conseguenze di policy. In linea di principio, è possibile elaborare opportuni aggiustamenti nella misurazione della PTF per tener conto dell’espansione dello spazio innovativo in direzione di innovazioni di prodotto, organizzative e sociali, piuttosto che solo di processo. Tuttavia, i problemi di natura pratica da affrontare per conseguire un tale miglioramento della misura sono piuttosto ardui. Innanzitutto, come accennato, queste nuove traiettorie sono associate ad una espansione dei tradizionali confini settoriali che tende a sovrapporre, e a far convergere, l’agricoltura con altri settori. Quindi, per mantenere la comparabilità delle PTF attraverso lo spazio e il tempo, potrebbe risultare opportuno limitarne il calcolo entro i confini settoriali tradizionali, escludendo così tutte le "nuove" attività. Di fatto, però, le  attività "vecchie" e "nuove" sono difficilmente separabili anche solo nelle rilevazioni statistiche. In alternativa, si potrebbe estendere il calcolo ai nuovi “confini” dell’attività agricola che implica, però, rinunciare ad una piena comparabilità con periodi precedenti.
Un secondo ordine di problemi ha a che fare con le innovazioni legate ai nuovi prodotti o al miglioramento della qualità dei prodotti esistenti. L'introduzione di nuovi prodotti non crea particolari problemi di misurazione a condizione tuttavia che siano disponibili adeguate e dettagliate informazioni su quantità e prezzi. Questo è ancor più vero per il miglioramento della qualità dei prodotti esistenti, dove il miglioramento tecnologico può essere catturato solo attraverso prezzi edonici, cioè, estraendo dai prezzi di mercato osservati quella parte del valore attribuibile a miglioramenti di qualità.
Un terzo ordine di problemi di misurazione riguarda le nuove funzioni e attività dell'agricoltura connesse a beni non di mercato o beni pubblici. In questi casi, le innovazioni migliorano quantità e qualità degli effetti esterni della produzione agricola o incrementando le esternalità positive (per esempio, la biodiversità) o riducendo le esternalità negative (per esempio, le emissioni di gas-serra). In effetti, queste innovazioni migliorano davvero la produttività agricola in quanto aumentano i benefici sociali derivanti dall'agricoltura. Tuttavia, questi effetti “esterni” non sono normalmente inclusi nel convenzionale calcolo della PTF a meno che non siano interamente e correttamente incorporati nel computo degli input e degli output mediante opportuni indicatori quantitativi.
Seri dubbi possono essere sollevati circa il fatto che il calcolo della PTF in agricoltura sia sufficientemente versatile per poter affrontare correttamente tutti questi problemi di misurazione. Allo stesso tempo, tuttavia, è opportuno chiedersi se via siano soluzioni alternative di misura valide ed affidabili. Due approcci alternativi possono essere avanzati per far fronte a questa sfida metodologica. La prima soluzione mantiene la PTF come misura primaria e univoca di produttività, ma ammette che il calcolo PTF debba essere adattato per tener conto delle suddette questioni di misura associate alle innovazioni di prodotto, organizzative e sociali.
In alternativa, si può giungere alla conclusione che la PTF, per quanto adattata, non sia in grado di tenere pienamente in conto tutte queste nuove forme e traiettorie innovative. La conseguenza è riconoscere che la crescita della produttività agricola è costituita da due componenti che richiedono misurazioni differenti (Esposti, 2012). Una è il guadagno di produttività convenzionale (più quantità di output con meno quantità di input) indotta da innovazioni di processo e di cui la PTF rimane una misura eccellente. La seconda componente esprime l'aumento dei benefici collettivi complessivi indotti dalle innovazioni di prodotto, organizzative e sociali. In tal senso, molto lavoro di ricerca è stato fatto per arricchire il set di indicatori connessi con l'attività agricola proprio per meglio misurare questo tipo di perfomance (OECD, 2008). Ciò è soprattutto vero per quanto riguarda gli indicatori ambientali, mentre molto rimane da fare per quanto riguarda l’individuazione di indicatori relativi ai benefici collettivi delle innovazioni agricoli organizzative e sociali. Soprattutto su questo fronte la sfida per gli analisti, ma anche per i policy makers, è più che mai aperta.

Riferimenti bibliografici

Alston, J.M., Pardey, P.G. (2009). Theme Overview: Agricultural Productivity and Global Food Security in the Long Run. Choices 24(4) (http://www.choicesmagazine.org/).
Brynjolfsson, E. (1993). The productivity paradox of information technology. Communications of the ACM 36(12): 66–77.
Di Paolo, I., Vagnozzi, A. (a cura di) (2014), Il sistema della ricerca agricola in Italia e le dinamiche del processo di innovazione. Roma: INEA.
Esposti, R. (2012). Knowledge, Technology and Innovations for a Bio-based Economy: Lessons from the Past, Challenges for the Future. Bio-based and Applied Economics, 1(3), 231-268.  
European Commission (2012). Communication from the Commission to the European Parliament and the Council on the European Innovation Partnership “Agricultural Productivity and Sustainability”. European Commission, COM(2012) 79 final, Brussels. 
Fuglie, K.O. (2010). Total Factor Productivity in the Global Agricultural Economy: Evidence from FAO Data. In: Alston,  J.M.,  Babcock, B.A., Pardey, P.G. (eds.), The Shifting Patterns of Agricultural Production and Productivity Worldwide, The Midwest Agribusiness Trade and Research Information Center, Ames: Iowa State University, 63-95.
Fuglie, K.O. (2012). Productivity Growth and Technology Capital in the Global Agricultural Economy. In: Fuglie, K.O., Wang, S.L., Ball, V.E. (eds), Productivity Growth in Agriculture: An International Perspective, Oxfordshire (UK): CAB International, 335-368.
Matthews, A. (2012). More thoughts on the European Innovation Partnership for Agriculture. . CAP Reform blog (http://capreform.eu/).
OECD (2001). Measuring Productivity. Measurement of aggregate and industry-level productivity growth. OECD Manual. Paris: OECD Publishing.
OECD (2008). Environmental Performance of Agriculture in OECD Countries since 1990. Paris:OECD Publishing. 

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