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Periodico registrato presso il Tribunale di Ancona n. 13 del 10 maggio 2012

ISSN: 2280-756X

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Gli effetti del greening sulle aziende marchigiane

Francesco Vanni
Istituto Nazionale di Economia Agraria

Agrimarcheuropa, n. 5, Dicembre, 2014

Introduzione

L’inverdimento (o greening) degli interventi del primo pilastro rappresenta una delle novità più importanti della PAC 2014-2020. Attraverso il pagamento verde, infatti, per la prima volta viene esplicitamente legata una quota dei pagamenti diretti ad alcune pratiche agricole ritenute positive per l’ambiente, con l’obiettivo di promuove forme di agricoltura sostenibili, volte a una migliore conservazione della biodiversità e al mantenimento della fertilità del suolo e del paesaggio rurale.
Il pagamento verde prevede l’applicazione, sulla superficie ammissibile ai pagamenti diretti, di tre tipi di pratiche agricole: diversificazione delle colture, mantenimento dei prati permanenti, mantenimento o introduzione di aree di interesse ecologico. In contesti specifici, questi requisiti possono essere sostituiti da pratiche “equivalenti” svolte nell’ambito dei programmi ambientali all’interno delle politiche di sviluppo rurale.
Dopo una breve descrizione dei contenuti tecnici del greening, in questo articolo vengono presentate alcune simulazioni sul potenziale impatto di questo nuovo strumento di politica agro-ambientale nelle Marche. Le elaborazioni, realizzate sulla base dei dati del 6° Censimento dell’agricoltura del 2010 dell’Istat, forniscono una stima delle aziende e delle superfici che, a livello regionale, saranno interessate dal cosiddetto “inverdimento” dei pagamenti diretti (1).

Il greening dei pagamenti diretti

Il Regolamento (UE) 1307/2013 sui pagamenti diretti sancisce che il “pagamento per le pratiche agricole benefiche per il clima e l’ambiente si applica a tutte le aziende che ricevono il pagamento di base, con l’esclusione delle superfici coltivate con i metodi dell’agricoltura biologica e di quelle che aderiscono al regime semplificato per i piccoli agricoltori.
Più in dettaglio, il pagamento verde prevede l’applicazione, sulla superficie ammissibile ai pagamenti diretti, di tre tipi di pratiche agricole:

  • La diversificazione delle colture: un requisito che si applica esclusivamente alle superfici a seminativo superiori a 10 ettari e che prevede la presenza contemporanea di almeno 2 colture sulle superfici comprese tra 10 e 30 ettari (con la coltura principale che non può superare il 75% della superficie) e la presenza contemporanea di 3 colture sulle superfici a seminativo superiori a 30 ettari (con la coltura principale che non può superare il 75% e le due colture principali il 95% della superficie);
  • Il mantenimento dei prati permanenti: il rapporto tra i terreni a prati permanenti e la superficie agricola totale non deve ridursi oltre il 5% (a livello aziendale, territoriale o nazionale) e non è possibile convertire o arare queste superfici se situate in aree ecologicamente sensibili ai sensi delle direttive sulla conservazione degli habitat naturali e sulla conservazione degli uccelli;
  • L’introduzione di aree d'interesse ecologico (siepi, terreni a riposo, terrazzamenti, fasce tampone, elementi caratteristici del paesaggio, superfici oggetto d’imboschimento e colture azoto-fissatrici) in aziende con almeno 15 ettari a seminativo, pari ad almeno il 5% della superficie a seminativo dell’azienda.

Il mancato rispetto di questi requisiti potrà incidere fino al 125% della quota dei pagamenti verdi percepita dagli agricoltori. Il regolamento prevede, però, l’esenzione da questi obblighi, oltre che per la parte di ciascuna azienda sulla quale si pratica l’agricoltura biologica, anche per le aziende che, a seguito dell’adesione a misure agro-climatico-ambientali o ad alcune tipologie di certificazione, adottano pratiche benefiche per l’ambiente e per il clima che danno benefici equivalenti o maggiori rispetto a quelli del greening.

Il pagamento verde nelle Marche

Dal punto di vista finanziario, il pagamento verde rappresenta la seconda componente per importanza dopo il pagamento di base, pari ad un ammontare del 30% del sostegno al reddito ricevuto dagli agricoltori. In Italia questo importo varierà da 1.170,6 milioni di euro nel 2015 a 1.111,3 milioni nel 2019 (MiPAAF, 2014).
Per quanto riguarda il valore del pagamento verde percepito dai singoli beneficiari, l’Italia ha optato per il greening “individuale”, ovvero per il calcolo di questa quota di pagamenti come percentuale del valore dei titoli percepiti da ogni agricoltore. Questa scelta, di fatto, ha accentuato alcuni aspetti critici del greening, tra cui la sua scarsa flessibilità e la sua iniquità, poiché a fronte degli stessi obblighi le aziende italiane beneficeranno di un pagamento ecologico di diverso ammontare, svincolato dai costi aggiuntivi derivanti dall’adozione delle pratiche agricole benefiche per il clima e per l’ambiente previste dal regolamento (Vanni, 2014).
A titolo esemplificativo si riportano di seguito i valori medi dei pagamenti verdi per il periodo 2015-2019 per la regione Marche, disaggregati a livello provinciale e per zona altimetrica. Se il dato medio regionale del pagamento verde, stimato in circa 86 euro ad ettaro, è in linea con il dato medio nazionale (92 €/ha), a livello regionale si registrano significative differenze territoriali, con il valore medio più basso per le zona montana della provincia di Fermo (56 €/ha) ed il più alto nelle aree collinari della Provincia di Pesaro (92 €/ha).

Tabella 1 - Valori medi 2015-2019 pagamento verde (€/ha) 

Fonte: PAC2020 - Simulation tool (2)

Le aziende e le superfici interessate a livello regionale

Al fine di valutare il possibile impatto del greening a livello regionale, si è tentato di quantificare e localizzare le aziende marchigiane che dovranno effettuare dei cambiamenti nel loro assetto produttivo per ottemperare ai nuovi vincoli ambientali. Queste simulazioni, basate sui dati del 6° Censimento dell’Istat del 2010, consentono di stimare il numero di aziende e l’estensione delle superfici potenzialmente interessate dai diversi requisiti ambientali associati al pagamento verde.
L’obbligo della diversificazione colturale, secondo le elaborazioni mostrate in figura 1, è un requisito che interesserà il 5,6% delle aziende marchigiane con terreni a seminativo (circa 2.200 unità), a cui corrispondono circa 76.000 ettari, pari ad un quinto del totale. Lo scarso numero di aziende coinvolte è prevalentemente dovuto all’applicazione della soglia minima di 10 ettari di superficie a seminativo, un requisito soddisfatto solamente dal 20% delle aziende (circa 8.000 mila unità).
Per quanto riguarda il requisito del mantenimento della superficie a prati permanenti, i dati Istat mostrano come a livello regionale le superfici a prato e pascolo, escludendo quelli appartenenti alle aziende biologiche, ammontino a oltre 46.000 ettari (9,8% della Sau), concentrati in 3.500 aziende. Queste aziende non potranno convertire tali superfici se situate in zone ecologicamente sensibili, mentre nelle restanti aree si dovrà semplicemente assicurare, a livello nazionale, che il rapporto tra prati permanenti e la superficie agricola non scenda al di sotto del 5%.

Figura 1 - Aziende e superfici potenzialmente sottoposte alla diversificazione colturale, Marche

*Sono state escluse le aziende biologiche, le aziende con superficie interamente a foraggio, prato permanente e a colture sommerse e le aziende che soddisfano già i criteri della diversificazione colturale

Fonte: elaborazioni su dati Istat, 6°Censimento dell’Agricoltura 2010

Per quanto riguarda l’introduzione delle aree di interesse ecologico (AIE), si stima che il numero delle aziende marchigiane sottoposte a questo requisito sia dell’ordine delle 4.000 unità, pari al 10% delle aziende con terreni a seminativo (figura 2). A questo dato corrisponde una superficie a seminativo pari a circa 180.000 mila ettari, in cui le AIE dovranno coprire una superficie di circa 9.000 ettari, che potrebbe essere incrementata a circa 12.000 mila ettari a partire dal 2018 (3).
Si precisa che in queste elaborazioni le aziende potenzialmente interessate da questo requisito ambientale sono state stimate utilizzando i terreni a riposo come proxy delle AIE, poiché purtroppo nei dati censuari si riscontra una mancanza di informazioni specifiche sull’estensione degli elementi non coltivati citati nel regolamento (terrazze, elementi caratteristici del paesaggio, fasce tampone e superfici oggetto di imboschimento), che di fatto ha reso impossibile stimare con maggiore dettaglio l’impatto della misura.

Figura 2 - Aziende e superfici potenzialmente sottoposte all’introduzione delle aree d'interesse ecologico, Marche

*Sono state escluse le aziende biologiche, le aziende con superficie interamente a foraggio, prato permanente e a colture sommerse e le aziende con una superficie a riposo <5% della sup. a seminativi

Fonte: elaborazioni su dati Istat, 6° Censimento dell’Agricoltura 2010

Mentre le simulazioni riportate in figura 1 e 2 hanno permesso di selezionare le aziende in base ai singoli obblighi, attraverso i dati censuari è stato possibile anche incrociare tali informazioni, in modo da poter individuare il numero di aziende potenzialmente sottoposte ad uno solo o ad entrambi i requisiti considerati (diversificazione colturale e AIE) (4). Si stima che le aziende marchigiane  interessate dal solo requisito della diversificazione saranno 984, mentre 2.733 saranno interessate solamente dall’introduzione delle EFA, per un totale di circa 3.700 aziende interessate da un solo obbligo (corrispondenti al 10,8% del totale delle aziende e al 12,3% delle aziende con seminativi); si stima invece che le aziende soggette ad entrambi gli obblighi saranno circa 1.200, corrispondenti al 3,6% delle aziende e al 4,1% delle aziende con seminativi. Complessivamente le aziende coinvolte dal greening saranno, quindi, oltre 4.900, ovvero il 14,3% delle aziende regionali..

Considerazioni conclusive

Attraverso il pagamento verde la nuova PAC si pone l'obiettivo di incrementare il suo ruolo ambientale, promovendo forme di agricoltura sostenibili, volte ad incrementare la produzione e la valorizzazione di beni pubblici associati alle attività agricole.
Il greening in Italia avrà un effetto molto diversificato per territori e per specializzazioni produttive, e probabilmente inciderà soprattutto in areali fortemente specializzati, dove le coltivazioni dei seminativi hanno maggiore carattere intensivo e di monocoltura.
Nelle Marche gli effetti maggiori probabilmente si avranno nelle zone collinari caratterizzate da una marcata specializzazione nella produzione di grano duro, e all’interno di queste aree, gli effetti più evidenti si avranno laddove sono concentrate le realtà produttive di maggiori dimensioni. Infatti, come mostrato dalle simulazioni riportate sopra, le basse percentuali di aziende e superfici interessate dal greening a livello regionale sono principalmente il risultato delle soglie, rispettivamente di 10 e 15 ettari a seminativo, imposte per la diversificazione colturale e per l’introduzione delle aree di interesse ecologico.
Se queste soglie determineranno l’esclusione di un numero molto elevato di aziende che saranno sottoposte al greening, l’efficacia del pagamento verde è legata anche ad altri fattori, tra cui la dubbia efficacia dei nuovi requisiti ambientali e la capacità del pagamento verde nel coprire i costi di adattamento alle nuove norme.
Rispetto al primo fattore si sottolinea, ad esempio, come in molti casi la diversificazione, ovvero la presenza contemporanea di due-tre colture nella stessa azienda, non sia sufficiente ad assicurare automaticamente un miglioramento della gestione agronomico-ambientale delle superfici a seminativo in quanto, a differenza della rotazione, la stessa coltura può essere ripetuta sullo stesso terreno per più anni di seguito. Inoltre, l’introduzione di colture azoto-fissatrici tra le superfici ammesse nel conteggio delle aree di interesse ecologico probabilmente ridurrà in maniera significativa l’efficacia ambientale di questo requisito, teoricamente quello più incisivo nell’incrementare il valore paesaggistico e la conservazione della biodiversità nelle aree caratterizzate da agricoltura specializzata e intensiva.
Infine, la scelta italiana di calcolare la quota di pagamenti verdi come percentuale dei titoli percepiti da ogni agricoltore accentuerà ancora di più i limiti di questo strumento, basato su una compensazione non vincolata alle pratiche ecologiche da introdurre ma all’ammontare dei pagamenti diretti percepiti da ogni beneficiario.
Questi elementi evidenziano la difficoltà di implementare un’efficace strategia agro-ambientale attraverso l’inverdimento dei pagamenti diretti: uno strumento che non tiene conto delle peculiarità dei diversi territori, delle diverse esigenze ambientali e soprattutto dei diversi costi di adattamento delle aziende agricole. Per questo motivo il greening, nella sua attuale forma, non sembra destinato a dare un contributo significativo nel raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità ambientale che si vogliono perseguire attraverso la nuova PAC.

Note

(1) Le elaborazioni presentate in questo articolo sono tratte dallo studio condotto dall’INEA “Gli effetti del greening sull’agricoltura italiana” (Henke e Vanni, 2014).

(2) Si tratta di uno strumento di simulazione basata su micro-dati forniti da AGEA (2012) sviluppato dall’INEA nell’ambito delle attività di supporto tecnico-scientifico al Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, per l’implementazione della riforma della PAC post 2013. Il “Pac2020 - Simulation tool”, è in grado di calcolare per singola azienda l’importo di pagamento di base e pagamento verde dal 2015 al 2019.
(3) La quota del 5% di AIE potrà essere innalzata al 7% nel 2018, a seguito di una valutazione d’impatto presentata dalla Commissione Europea accompagnata da una specifica proposta legislativa.
(4) Sommando le aziende riportate nella figura 1 e 2 le aziende

Riferimenti bibliografici

Henke R., Vanni F (a cura di) (2014), Gli effetti del greening sull’agricoltura italiana, Istituto Nazionale di Economia Agraria, Roma.
MiPAAF (2014), “Greening e pratiche equivalenti, un’analisi sulle possibili ripercussioni del pagamento verde in Italia”, Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, febbraio 2014.
Vanni F. (2014), “Verso una PAC più verde?”, Agriregionieuropa, n. 38.

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