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Periodico registrato presso il Tribunale di Ancona n. 13 del 10 maggio 2012

ISSN: 2280-756X

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Gli effetti della convergenza interna nelle Marche

Franco Sotte
Università Politecnica delle Marche

Agrimarcheuropa, n. 4, Settembre, 2014

Introduzione

Una delle novità più importanti della riforma della PAC 2014-2020 è una più equa ripartizione dei pagamenti diretti non solo tra Stati membri ma anche tra gli agricoltori che operano all’interno di ciascun paese, attraverso la cosiddetta convergenza interna. Tre sono i modelli che gli Stati membri possono adottare: una convergenza piena ed immediata, una convergenza piena ma graduale ed una convergenza parziale e graduale.  
Come noto e senza troppe sorprese, l’Italia ha scelto quest’ultima opzione, più notoriamente conosciuta come modello irlandese. Questo tipo di convergenza prevede una riduzione massima del 30% nel 2019 per i titoli individuali che nel 2014 risulteranno sopra la media nazionale dei titoli al 2019 e, per i titoli che risulteranno sotto il 90% della media nazionale al 2019, un aumento pari ad un terzo della differenza tra valore nel 2014 e lo stesso 90% della media nazionale al 2019, garantendo comunque che il valore minimo dei titoli sia pari al 60% della media nazionale dei titoli al 2019.
Questo articolo analizza le possibili implicazioni che questa decisione può avere nelle Marche. Si avvale dei dati sui pagamenti effettivi erogati nel 2013 che discendono dalle rendicontazioni alla Commissione Europea sulla spesa PAC fornite dagli Stati membri. Dopo una presentazione della metodologia adottata per la stima dell’impatto della convergenza esterna, l’articolo mostra i risultati della simulazione e si conclude con alcune considerazioni.

Metodologia di stima

Il limite principale dell’informazione disponibile sui pagamenti diretti e sulle altri pagamenti PAC effettuati in Italia nel 2013 (ultimo anno disponibile) consiste nel fatto che non si hanno informazioni analitiche sui titoli (ettari eleggibili) associati ai singoli pagamenti. Ciò impedisce di conoscere il valore dei titoli e quindi effettuare la comparazione con la spesa media nazionale al 2019 verso la quale ogni titolo dovrebbe convergere.
La soluzione adottata per superare questo limite è stata quella di svolgere l’analisi non a livello di singolo beneficiario, ma a livello dei singoli Comuni trattando ogni Comune come un unico beneficiario di tutti i pagamenti ricevuti da beneficiari individuali ivi residenti e utilizzando la Sau del Censimento dell’agricoltura 2010 come proxy degli ettari eleggibili e quindi dei titoli.
Sulla base del metodo descritto, applicando la convergenza irlandese, sono stati calcolati per ogni Comune i pagamenti diretti (base e green) che gli spetterebbero nel 2019.  A questi valori sono stati aggiunti i pagamenti accoppiati e per i giovani agricoltori che, in mancanza di una soluzione migliore, sono stati ripartiti grossolanamente sulla base della Sau.

I risultati della stima della convergenza nelle Marche

Il primo risultato rilevante applicando la metodologia descritta è quello per cui, con la convergenza irlandese, la regione Marche complessivamente potrebbe vedere aumentare il proprio pagamento diretto medio ad ettaro da 307,0 nel 2013 euro a 313,9 euro nel 2019 (+2,2%), mentre diminuirebbe nell’ipotesi della piena convergenza nazionale flat nel 2019 (-6,1%). Questi risultati meritano una messa in guardia e un’interpretazione. L’adozione del metodo del Comune come unità beneficiaria ha i suoi limiti. A parità di altre condizioni, penalizza i Comuni con una distribuzione più uniforme dei pagamenti diretti tra aziende a vantaggio di quelli con una distribuzione interna più diseguale. Sotto questo profilo conta anche la dimensione territoriale dei Comuni, molto più piccoli al nord Italia che al centro e al sud. Dove quindi l’effetto-appiattimento tende ad essere più pronunciato.
I risultati esposti nella Figura 1 illustrano l’effetto della convergenza irlandese sui singoli Comuni delle Marche sulla base dell’analisi descritta. Il quadro d’insieme che emerge mostra perdite concentrate nella collina litoranea delle province settentrionali, guadagni nelle aree interne di alta collina e montagna e nelle province di Fermo e soprattutto di Ascoli Piceno.
È anche vero che la convergenza irlandese penalizza soprattutto i grandi percettori mentre premia poco o per niente i piccoli e piccolissimi. In più, nel metodo adottato non sono esclusi i piccoli importi sotto i 250 euro (300 euro dal 2017).
Considerando i limiti del metodo utilizzato, il risultato finale potrebbe discostarsi da quello rappresentato dalla figura con qualche maggiore vantaggio (come effetti dei pagamenti accoppiati) per le aree a specializzazione zootecnica (specie interno pesarese) e per quelle a specializzazione a grano duro (collina litoranea di Pesaro, Ancona e Macerata).

Figura 1 – Effetti della ridistribuzione dei pagamenti diretti tra il 2013 ed il 2019 nell’ipotesi di applicazione del metodo irlandese (var. % rispetto alla distribuzione attuale).

Fonte: ns. elaborazione su relazioni spesa PAC degli Stati membri all’UE

L’effetto contenimento delle variazioni nei pagamenti diretti dovuto alla convergenza irlandese è osservabile anche attraverso i dati della Tabella 1 che rappresenta i valori medi provinciali come indice, fatta 100 la media regionale. Complessivamente il vantaggio attuale della provincia di Ancona (+18,4% rispetto alla media regionale) si ridurrebbe di circa 7 punti, ma rimarrebbe ancora consistente (+11,5%). All’opposto, lo svantaggio di Ascoli Piceno passerebbe da -35,5 punti percentuali a -22,7 punti percentuali.
Evidentemente, come rappresentato nell’ultima colonna della tabella, ogni vantaggio o svantaggio si annullerebbe nell’ipotesi di applicazione di una piena convergenza verso un pagamento unitario flat uguale per tutti gli ettari della regione.

Tabella 1 – Simulazione della distribuzione dei pagamenti per ettaro di SAU nelle province delle Marche a seguito della convergenza irlandese (indice: media regionale PD/SAU=100)

Fonte: ns. elaborazione su relazioni spesa degli Stati membri all’UE

Di notevole interesse anche quanto riportato nella Tabella 2 che rappresenta gli stessi risultati della precedente ma classificando i Comuni marchigiani per grado di ruralità (1).
Il divario nella distribuzione dei pagamenti diretti a vantaggio delle aree urbane e a scapito di quelle rurali (a danno soprattutto di quelle del rurale più profondo) permane, ma si attenua. Il gap tra profondo urbano e profondo rurale pari a 77,7 punti percentuali (134,6 cfr. 56,9) si riduce a 47,5 (122,0 cfr. 74,5). Una contrazione che può essere considerata significativa per la sua entità, ma che lascia pur sempre meno sostenute da questa politica proprio le parti di territorio più segnate dai limiti della ruralità profonda (lontananza dai centri, minori possibilità occupazionali, minore dotazione di servizi, minori opportunità di diversificazione, difficoltà di collegamento con la domanda sia di prodotti alimentari che di servizi multifunzionali).

Tabella 2 – Simulazione della distribuzione dei pagamenti per ettaro di SAU per grado di ruralità dei Comuni a seguito della convergenza irlandese (indice: media regionale PD/SAU=100)

Fonte: ns. elaborazione su relazioni spesa degli Stati membri all’UE

Considerazioni conclusive

L’analisi qui condotta mostra come la formula della convergenza irlandese comporti complessivamente una migliore ripartizione della spesa in direzione delle agricolture regionali con maggiori problemi strutturali e/o maggiore impatto occupazionale. Il passo è tuttavia lento se confrontato con un modello di convergenza piena ed immediata ed è tale da attenuare soltanto gli squilibri esistenti nella distribuzione territoriale della spesa destinata ai pagamenti diretti. Una effettiva convergenza verso un pagamento ad ettaro uniforme (posto che questo obiettivo sia un traguardo auspicabile), procedendo di questo passo, sarà raggiunta non prima del 2030.

Note

(1) Il grado di ruralità, rifacendoci alla definizione dell’OCSE, adottata anche dall’Unione europea, è misurato in termini di densità demografica del Comune. Come è noto, in quella metodologia il livello critico di 150 abitanti per chilometro quadrato, separa i comuni classificati rurali da quelli urbani. In questo esercizio le classi sono state così denominate: (a) profondo rurale: ≤50 abitanti per km2, (b) significativamente rurale: >50 e ≤100, (c) rurale: >100 e ≤150, (d) urbano : >150 e ≤200, (e) urbano profondo: >200.

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