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Periodico registrato presso il Tribunale di Ancona n. 13 del 10 maggio 2012

ISSN: 2280-756X

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I numeri della diversificazione in agricoltura

Cristina Salvioni1, Laura Aguglia2
1 Università degli Studi Chieti-Pescara, 2 Istituto Nazionale di Economia Agraria

Agrimarcheuropa, n. 5, Dicembre, 2014

Introduzione

Nel corso degli ultimi decenni è stata posta molta attenzione sul ruolo della diversificazione quale strategia per migliorare e stabilizzare i redditi prodotti dalle aziende agricole e delle famiglie ad esse collegate. In questo lavoro vengono analizzate le principali informazioni statistiche raccolte tramite le indagini sulle caratteristiche strutturali ed economiche delle aziende agricole italiane per offrire degli spunti di riflessione circa la diffusione, evoluzione e ruolo economico della diversificazione in Italia e nelle Marche in particolare.

Multifunzionalità, diversificazione e attività connesse

Da quando nel 1992, durante l’Earth Summit di Rio, comincia a prendere forma, il concetto di multifunzionalità è stato oggetto di un ampio dibattito volto in primo luogo a definirne il  significato (OECD, 1998, 2001, 2005), analizzare la natura (pubblica o privata) e il grado di congiunzione dei beni prodotti dall’agricoltura multifunzionale, valutare il ruolo che questa gioca nei modelli agricoli nazionali nonché nelle politiche si sostegno del settore primario (Aguglia, Henke e Salvioni, 2008).
Le aziende agricole non hanno tardato a recepire le opportunità generate dalla multifunzionalità e, ancor più, a rispondere all’azione pubblica volta a promuoverla. Si è così assistito all’avvio di processi di riorganizzazione interna delle aziende agricole finalizzati a rendere maggiormente visibili le funzioni, ad esempio ambientali e sociali, svolte dalle aziende in più o meno stretta connessione con la produzione agricola.

Il monitoraggio di queste trasformazione delle aziende agricole ha implicato delle modifiche anche nella raccolta delle informazioni statistiche. Il problema che si è posto in questo campo è stato quello di definire quali informazioni si potessero raccogliere, giacché la natura pubblica di molti dei beni e servizi prodotti nell’ambito della multifunzionalità non rendono agevole una quantificazione della produzione sia in termini fisici sia monetari. Il problema è stato risolto procedendo alla rilevazione delle attività remunerative connesse, ovvero delle attività produttive che danno luogo ad un flusso di ricavi (e quindi redditi), ma distinte dalla produzione agricola. In termini di bilancio le attività connesse possono essere interpretate come le entrate riferite alla gestione extra-caratteristica. Ovviamente le attività connesse riescono a rendere conto solo di una parte della multifunzionalità, in particolare di quella che porta alla realizzazione di beni e servizi destinati alla commercializzazione separatamente da quelli agricoli. Di conseguenza gli studi che intendano analizzare anche gli aspetti non commerciali della multifunzionalità quale la produzione di beni pubblici non scambiati sul mercato (ad esempio la conservazione dell’ambiente naturale) richiedono la realizzazione di indagini ad hoc.

La diversificazione attraverso le indagini strutturali

Le prime informazioni sulla presenza di attività connesse sono state raccolte nel Censimento del 2000. Queste sono state successivamente aggiornate nelle tre indagini strutturali intercensuarie (2003, 2005, 2007) ed infine nel Censimento del 2010 (1). Nel decennio in considerazione, le attività agricole subiscono una netta riduzione, alla quale sembra accompagnarsi la diminuzione delle attività connesse praticate. Oltre alla diversità dell’universo di riferimento, la riduzione del peso delle attività connesse potrebbe essere imputato anche alla diversa modalità di rilevamento adottata nei censimenti, per cui se nel 2000 la ricognizione prevedeva un numero ristretto di domande più generiche, nel 2010 l’argomento è stato approfondito, articolandolo in 16 domande e forse, proprio le maglie strette di questa indagine hanno portato ad un quadro più chiaro e più vicino alla realtà produttiva.

Figura 1 – Aziende agricole italiane con attività connesse

Fonte: elaborazioni su dati ISTAT

In particolare nell’ultimo Censimento 76.000 aziende (il 4,7% del totale) hanno dichiarato di svolgere una o più attività remunerative connesse per un totale di circa 99.000 attività. I dati (Figura 2) rivelano che la diversificazione è più frequente al crescere della dimensione fisica delle aziende, arrivando ad interessare quasi un quarto delle aziende al di sopra di 100 ettari. Anche la percentuale di giornate lavorative varia al variare delle classi di ampiezza aziendale, ma non supera il 5,7%, a conferma del carattere ancora accessorio che queste attività hanno rispetto all’attività principale di produzione agricola.

Figura 2 – La diversificazione per dimensione aziendale (peso percentuale delle aziende e delle giornate lavoro sul totale)

Fonte: elaborazioni su dati ISTAT

Nella Figura 3 è riportata la frequenza di aziende per tipo di attività remunerativa. Come atteso, le attività più tradizionali (ad esempio trasformazione e agriturismo) sono molto più diffuse rispetto a quelle che sono entrate più recentemente nella gamma di prodotti offerti dalle aziende agricole (ad esempio i servizi sociali) e che assumono ancora un carattere di prodotto innovativo.

Figura 3 – Aziende per attività remunerativa connessa

Fonte: elaborazioni su dati ISTAT

In termini di distribuzione geografica, la diversificazione è più frequente nelle regioni del Nord che in quelle meridionali, con le Marche che si collocano in una posizione intermedia, prossima alla media nazionale (Figura 4).

Figura 4 – La diversificazione nelle regioni (peso percentuale delle aziende e delle giornate lavoro sul totale)

Fonte: elaborazioni su dati ISTAT

Nella Tabella 1 le attività connesse sono riclassificate nelle due ben note categorie di deepening e broadening (Van Huylenbroeck e Durand, 2003) e presentate per regione.

Tabella 1 – Le funzioni di deepening e broadening attivate nelle regioni italiane

Fonte: elaborazioni su dati ISTAT

Nella classificazione proposta si va da funzioni molto vicine all’attività agricola vera e propria, che ne rappresentano la naturale continuità, come la lavorazione di alcuni prodotti in azienda o processi di trasformazione (deepening), ad altre che invece si pongono in qualche modo al di fuori dell’attività agricola in senso stretto, diventando spesso dei competitors rispetto all’uso dei fattori della produzione (broadening): si pensi, ad esempio, all’agriturismo o alla produzione di energia o alle esperienze di servizi sociali. In media, si osserva una maggiore presenza sul territorio italiano di attività afferenti alla categoria del broadening, che in diverse regioni, tra le quali le Marche, costituiscono quasi il doppio delle attività di deepening. Solo in 3 regioni (Valle d’Aosta, Liguria, Campania) rivestono un peso maggiore le attività di deepening.

Aspetti economici della diversificazione

Il quadro della diversificazione può essere approfondito attraverso l’esame dei dati dell’indagine RICA. Come è noto, questa indagine raccoglie non solo le informazioni relative alle caratteristiche strutturali delle aziende agricole, ma anche quelle relative a costi e ricavi al fine di ricostruire i bilanci delle aziende. A differenza dei Censimenti e delle indagini strutturali, l’indagine Rica raccoglie informazioni sulle sole aziende di tipo professionale, escludendo dal campo di osservazione le aziende di piccole e piccolissime dimensioni.
La Rica conferma a grandi linee quanto osservato tramite i Censimenti: una maggiore diffusione delle attività connesse tradizionali (agriturismo, contoterzismo, ecc,) e una scarsa frequenza di quelle più innovative (ad esempio servizi educativi e sociali) (Figura 5).

Figura 5 – Le attività connesse nella Rica

Fonte: nostre elaborazioni su dati Rica

Le informazioni sui ricavi derivanti dalle diverse attività connesse permettono inoltre di calcolare il peso che ogni categoria ha sul totale dei ricavi derivanti dalle attività connesse. A questo proposito, i dati riportati nella Tabella 2 mettono in evidenza due tratti che differenziano le Marche dal resto dell’Italia. In primo luogo il maggiore peso del contoterzismo, che nelle Marche risulta quasi tre volte superiore a quello osservato in media in Italia. In secondo luogo, il maggiore peso rispetto alla media nazionale delle “Altre attività”, ovvero dell’insieme che include le attività più innovative, che coprono quasi la metà delle entrate derivanti dalla diversificazione.

Tabella 2 – Peso delle attività connesse sul totale dei ricavi complementari

Fonte: nostre elaborazioni su dati Rica 

Infine, nella Tabella 3 vengono riportati i pesi dei ricavi derivanti dalle attività remunerative connesse rispetto ai ricavi totali aziendali. In media, a livello nazionale, la diversificazione concorre per una quota prossima al 7% alla realizzazione dei ricavi del totale delle aziende agricole professionali, mentre nelle Marche il contributo è limitato al 4%. Se si guarda all’interno delle sole aziende differenziate si nota, però, che le attività connesse sono responsabili in media di più di un quarto dei ricavi totali. Quindi, sebbene nel complesso dell’agricoltura la diversificazione contribuisca in modo molto limitato alle entrate aziendali, nelle singole aziende dall’adozione di questa strategia può derivare una quota non trascurabile di ricavi.

Tabella 3 – Peso dei ricavi complementari sui ricavi totali aziendali

Fonte: nostre elaborazioni su dati Rica 

Conclusioni

Quanto fino a qui illustrato permette di concludere che se da una parte la diversificazione è un fenomeno che interessa un numero ancora piccolo di aziende agricole e, quindi, concorre solo in modo limitato ai risultati economici del settore, dall’altra, questa strategia può assumere un ruolo importante all’interno della singola azienda. Nelle aziende che hanno deciso di adottare una qualche strategia di diversificazione, infatti, le attività remunerative connesse rappresentano una voce importante tra quelle che concorrono alla realizzazione dei redditi aziendali. Se si considera che spesso le aziende che diversificano sono quelle condotte da giovani è presumibile che in futuro la diversificazione possa aumentare tanto in termini di diffusione quanto di rilevanza in termini di produzione di redditi aziendali.

Note

(1) Per approfondimenti sui dati del Censimento 2010 si vedano gli interventi del convegno ISTAT “L’agricoltura che cambia: una lettura dei dati del Censimento”, Roma, 18 aprile 2013 (http://www.istat.it/it/archivio/87496).

Riferimenti bibliografici

Aguglia L., Henke R., Salvioni C. (2008) (a cura di), Agricoltura multifunzionale. Comportamenti e strategie imprenditoriali alla ricerca della diversificazione, Inea, Studi & Ricerche, Esi, Napoli.
Henke R., Salvioni C. (2010), “La diversificazione del reddito nelle aziende agricole italiane: una via di uscita dalla crisi?”, XLVII Convegno Sidea, Campobasso, 22-25 settembre 2010, www.sidea.org.
Henke R., Salvioni C., (2011), “La diversificazione dei redditi nelle aziende agricole italiane”, QA-Rivista dell’Associazione Rossi-Doria, 3, pp. 25-56.
Oecd (1998), Multifunctionality: a framework for policy analysis, Parigi 1998.
Oecd (2001), Multifunctionality:Toward an analytical framework, Parigi, 2001.
Oecd (2005), Multifunctionality in agriculture:What role for private initiatives? Parigi, 2005
Van Huylenbroeck G., Durand G. (eds.) (2003), Multifunctional Agriculture. A New Paradigm for European Agriculture and Rural Development, Ashgate, Aldershot (UK) and Burlington (Vt, Usa).

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