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Periodico registrato presso il Tribunale di Ancona n. 13 del 10 maggio 2012

ISSN: 2280-756X

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Il futuro dell'agricoltura delle Marche. La posizione delle organizzazioni agricole

Giovanni Bernardini1, Giancarlo Ceccaroni Cambi Voglia2, Nevio Lavagnoli3, Giannalberto Luzi4
1 Copagri, 2 Confagricoltura, 3 CIA, 4 Coldiretti

Agrimarcheuropa, n. 0, Dicembre, 2011

I Presidenti delle organizzazioni agricoli marchigiane rispondono a tre quesiti sottoposti da Agrimarcheuropa.

1) Quali parole chiave identificano le priorità di politica agraria e di sviluppo rurale nelle marche con riferimento al 2020?


Giovanni Bernardini, Presidente di Copagri

Le parole chiave sono:

1) Innovazione. Intesa come miglioramento delle condizioni di lavoro degli addetti e opportunità per i giovani agricoltori. Formazione, aggiornamento e comunicazione sono le parole chiave da legare all’innovazione per sviluppare il settore che deve necessariamente rinnovarsi al passo dei mercati. Innovare alla ricerca della competitività anche riconoscendo all'agricoltore nuovi ruoli, nuove attività nuove possibilità sul mercato in continuo cambiamento.

2) Territorio – greening. Sostegno all’agricoltura in quanto custode di beni pubblici del clima e dell’ambiente (greening) in cambio di comportamenti virtuosi benefici per il territorio. L'agricoltore deve essere un punto di riferimento e un attore principale delle aree rurali  L'agricoltore e la società devono essere un’alleanza da rafforzare e sviluppare. Le Marche sono tra i territori più belli e curati, una risorsa per tutti. Quanto vale questa risorsa? Quanto siamo disposti ad investire? L’agricoltura riveste un ruolo cardine nella gestione sostenibile della risorse naturali e nello sviluppo equilibrato del territorio.  

3) CompetitivitàLa nuova politica deve saper varare misure che possano sviluppare la competitività delle nostre imprese, misure che riescano realmente ad accorciare le distanze tra le nostre aziende e quelle delle aree più competitive ad agricoltura intensiva. E' necessario semplificare le pratiche di accesso agli aiuti soprattutto puntando alla celerità delle erogazioni e solo successivamente ad una fase di controllo dell’utilizzo efficace degli aiuti. Alla luce di un forte ridimensionamento del budget a disposizione del nostro paese oggi più che mai è necessario mettere appunto strumenti efficaci e mirati a premiare le aziende che dimostrino di fare agricoltura e di non puntare alla rendita finanziaria.


Giancarlo Ceccaroni Cambi Voglia, Presidente di Confagricoltura

Le parole chiave sono:

1) Storia. La storia delle Marche sembrerebbe banale perché legata per tanti secoli al papato di Roma; invece è del tutto particolare, perché il Papa, lontano, ha concesso ampie autonomie che hanno permesso a quasi tutti i comuni di dotarsi di propri statuti. Questa vera e propria “libertà” ha consentito lo sviluppo di comunità locali differenziate, così nel dialetto parlato come nel particolare sviluppo socio-economico. 

2) Territorio. Il territorio marchigiano è unico in Italia perché costituito da tante vallate parallele. Le colline trasversali sono state dei divisori che hanno agito nello sviluppo della differenziazione tra i vari gruppi di popolazione. Tutto ciò ha favorito la diversità tra i gruppi di popolazione, che si è espressa anche nei gusti gastronomici. 

3) Tipicità. Le tipicità di cui le Marche sono ricche sono il prodotto della storia e del territorio e costituiscono oggi la nostra ricchezza. La valorizzazione delle nostre tipicità rappresenta la nostra strada maestra e il nostro avvenire.


Nevio Lavagnoli, Presidente della CIA

Premesso che l’agricoltura e l’agroalimentare italiani, caratterizzano, tra l’altro, fortemente la nostra identità nazionale e il profilo territoriale e ambientale del nostro Paese, le parole chiave, che possiamo ridurre indicativamente a 4, sono:

1) Centralità: l’agricoltura deve, tramite anche la nuova PAC, recuperare la sua centralità in un’economia oggi in tumultuosa trasformazione e le imprese agricole il loro ruolo nella produzione di cibo, con particolare riferimento al ruolo occupato nella filiera.

2) Agricoltore attivo: le risorse della PAC destinate al regime di pagamento unico debbono essere , sebbene non esclusivamente, destinate agli “agricoltori attivi”, la cui definizione deve essere demandata allo Stato membro, perchè è necessario indirizzare i benefici della PAC prioritariamente verso quelle imprese agricole che sono orientate al mercato e operano nel territorio, che in modo professionale creano reddito e producono alimenti ed effetti positivi nella società.

3) Giovani: nel quadro di una rafforzata competitività europea capace di coniugare sostenibilità economica, ambientale, e sociale, i giovani devono rappresentare la priorità delle politiche future, anche finalizzate all’innovazione e alla competitività dell’impresa agricola, opportunamente sostenuti nell’avviamento, nella riconversione e nello sviluppo dell’azienda.

4)Semplificazione: rafforzare la sussidiarietà favorendo una decisa semplificazione della procedura gestionale e di accesso alle misure PSR.   

Giannalbero Luzi, Presidente di Coldiretti

 4 sono le parole chiave:

1) Ammodernamento delle imprese agricoleE’ necessario sviluppare sistemi alternativi di commercializzazione dei prodotti direttamente al consumatore. Andranno ulteriormente promosse esperienze di filiera corta (es. vendita diretta nelle aziende o nei mercati, progetto Botteghe di Campagna Amica, presenza di corners nella grande distribuzione organizzata, ecc.). Il tutto al fine di dimezzare le intermediazioni e i troppi passaggi dei prodotti agro-alimentari dal campo alla tavola.

2) Assicurazione del redditoMettere in campo strumenti atti a contrastare la volatilità dei prezzi.

3) SemplificazioneRiduzione del carico burocratico sulle imprese e semplificazione delle procedure gestionali e di accesso alle misure. Potenziare anche gli strumenti esistenti in applicazione del principio della sussidiarietà orizzontale.

4) Tutela della distintività dei cibi e dei territoriMettere in atto una forte azione di difesa dei prodotti mediterranei e dei nostri territori significa riconoscere la funzione economica, ma anche ambientale e sociale delle imprese agricole e ci consente di vincere sui mercati globali (ovvero recuperare i tanti miliardi miliardi di euro di falso Made in Italy nel mondo e tanti nuovi posti di lavoro)

 

2) Quale ruolo può svolgere la sua organizzazione nel percorso di sviluppo sopra delineato?

Giovanni Bernardini, Presidente di Copagri

La Copagri da anni lavora in tal senso; ha promosso e promuove progetti con l’obiettivo di offrire opportunità concrete al settore agricolo marchigiano puntando sull’innovazione intesa come ricerca di nuove opportunità; idee e progetti nuovi e innovativi che si sono dimostrati di interesse e, come nel caso della Birra Agricola, di grande successo. Sdoganare questo prodotto per le aziende agricole (grazie all'azione della Copagri con il decreto del 5 agosto 2010 la Birra è diventato un prodotto agricolo) è stato il grimaldello che ha aperto agli imprenditori agricoli moltissime possibilità. La Birra Agricola è solo l'apice della piramide. Ci sono molte altre attività che possono aiutare l'agricoltore a migliorare il proprio reddito.
Per quanto riguarda il territorio, la nostra organizzazione da anni sostiene il ruolo di un’agricoltura di presidio del territorio, un'attività che l'agricoltore svolge ogni giorno con passione e amore per la terra evitando il suo abbandono e il conseguente deterioramento. Fin quando ci sarà l'attività agricola ci sarà un paesaggio inteso come patrimonio a disposizione della collettività. 
In merito alla competitività, la Copagri può avere quel ruolo di stimolo propositivo verso gli enti e le istituzioni affinché venga ridimensionata drasticamente la burocrazia che pesa enormemente sulle nostre imprese. Sempre più spesso si chiedono documenti al solo fine di giustificare il proprio ruolo e sempre meno finalizzati al raggiungimento dell'obiettivo che si propone di raggiungere. Il carico burocratico nel nostro paese ha raggiunto livelli insopportabili, a scapito della competitività nei confronti delle aziende agricole di altri paesi dell'unione.

Giancarlo Ceccaroni, Presidente di Confagricoltura

La Confagricoltura è un'organizzazione professionale nella quale confluiscono la maggior parte delle imprese agricole professionali, ovvero le aziende che operano pressochè esclusivamente per il mercato. E’ quindi l’organizzazione leader nel processo produttivo agricolo regionale. 

Nevio Lavagnoli, Presidente della CIA

La Cia può svolgere il ruolo di un organizzazione di imprenditori agricoli a vocazione generale, ovvero creare le condizioni, in un processo unitario, per la difesa del reddito degli agricoltori.
Questa difesa passa, da una parte,  attraverso la rivendicazione di una nuova Politica Agricola Comunitaria, nazionale e regionale e, dall’altra, nel fornire servizi tesi ad accompagnare le imprese agricole nella sempre più difficile arte del competere e dell’affrontare le sfide dei mercati.
Ciò va fatto senza smarrire le peculiarità di un’impresa diffusa nel territorio, anche a presidio dell’ambiente, condizione importante per la qualità e la tipicità delle produzioni. Per questo dobbiamo lavorare per “mettere in rete” queste aziende che sono un patrimonio dalquale partire per una nuova concezione dello sviluppo, dove agricoltura e ambiente, prodotti tipici e di qualità, agriturismo e turismo rurale, sappiano coniugarsi in un disegno più generale di sviluppo socio-economico del nostro Paese e della nostra Europa.  

Giannalbero Luzi, Presidente di Coldiretti

Ormai da qualche anno Coldiretti sta portando avanti un processo di evoluzione del concetto di rappresentanza che dal binomio “impresa-politica” è approdato a quello di “filiera-consumatore”.
Ciò ha portato ad ampliare l’orizzonte delle imprese, anche attraverso strumenti normativi innovativi come la Legge di Orientamento che ha consentito di modernizzare il settore riconoscendo il ruolo dell’imprenditore agricolo multifunzionale quindi non più dedito solo alla produzione di beni ma anche di servizi per la collettività.
Per tradurre economicamente tale cambiamento culturale era necessario farsi carico di quei passaggi del percorso che va dal prodotto agricolo al cibo, sino ad oggi gestiti dagli altri.
La rappresentanza è stata quindi allargata ai soggetti della cooperazione e al sistema dei consorzi agrari, fino ai mercati per la vendita diretta dei prodotti agricoli di Campagna Amica.
Il passo conseguente, che Coldiretti sta oggi compiendo, è quello della Filiera agricola tutta italiana. E' questo un percorso in cui sarà centrale la possibilità di assicurare consulenze aziendali e assistenza tecnica adeguate ad accompagnare le imprese verso la gestione della filiera. 

 

3) Quali iniziative/servizi, attraverso l’uso di internet e di tecnologie informatiche, potrebbero risultare efficaci per collegare meglio gli operatori agricoli alle istituzioni e alla ricerca?

Giovanni Bernardini, Presidente di Copagri

Molta strada c'è ancora da percorrere. Sicuramente il settore agricolo è uno dei settori con la più bassa informatizzazione individuale, sebbene sia uno dei settori in cui le procedure informatiche a disposizione sono tra le più avanzate. E' necessario ridurre questo gap formando gli operatori, colmando quelle lacune del sapere che in altri settori non ci sono più da tempo. E' anche vero che le zone rurali spesso non sono servite dalla cosiddetta “banda larga”, circostanza che, assieme alla bassa formazione degli addetti, aumenta il “digital divide”. La ricerca è indispensabile per migliorare la redditività, migliorare la qualità e le condizioni di vita degli agricoltori, ma deve essere una ricerca progettata e compartecipata con il mondo produttivo a partire dalla base. 

Giancarlo Ceccaroni, Presidente di Confagricoltura

Oggi il supporto informatico è il primo collante del nostro lavoro nell’azienda agricola. Purtroppo, manca ancora un efficiente, semplice ma conciso e puntuale collegamento tra gli operatori, la ricerca e le istituzioni. Il collegamento tra Regione e aziende è presente, ma è ancora perfettibile. Manca completamente il collegamento con la ricerca, fatta salva la presenza  nella nostra Regione di un attiva Facoltà di agraria. E’ infatti da tale incontro che può scaturire un valido aggiornamento della nostra agricoltura regionale. E’ in questo contesto che una rivista on line aggiornata, agile e pragmatica come AGRIMARCHEUROPA può trovare la sua proficua collocazione.

Nevio Lavagnoli, Presidente della CIA

Intanto occorre ribadire che anche in agricoltura, il fare impresa si coniuga sempre di più e sempre più in forma nuova col fare ed essere impresa.
Le Marche, per caratteristiche storiche, geografiche, culturali, sono una Regione dalle 1000 agricolture, dalle 1000 imprese, dai 1000 modi di fare impresa. Un nuovo sviluppo non può che partire da qui: mettere in rete le nostre aziende per affrontare la sfida del mercato, della globalizzazione.
Una rete pubblico-privata di servizi alle imprese diventa condizione essenziale per affrontare il futuro e in questa logica l’uso di internet e di tecnologie informatiche può risultare efficace anche per collegare meglio gli operatori agricoli alle Istituzioni e alla ricerca, ma anche un modo nuovo di essere e fare impresa, in tutti i suoi aspetti. In questo senso l'uso delle nuove tecnologie può essere uno strumento essenziale per la formazione e l’aggiornamento continuo, in una logica dinamica dell’essere imprenditore.   

Giannalbero Luzi, Presidente di Coldiretti

La rete è un fattore produttivo di vitale importanza per lo sviluppo dell’imprenditoria agricola. Basti ricordare che il nuovo progetto di Coldiretti delle Botteghe di Campagna Amica poggia sull’organizzazione di una vera e propria rete telematica per l’approvvigionamento dei prodotti. Per Bottega si intende un punto di vendita organizzata in cui si vende esclusivamente l’assortimento completo della filiera agricola italiana con il marchio Campagna Amica, ossia tutti i prodotti agricoli provenienti da campi e allevamenti italiani e venduti direttamente da un soggetto agricolo.
D’altro canto, è innanzitutto necessario intervenire sulle infrastrutture, per abbattere il Digital Divide nelle campagne. Solo un’impresa su tre che opera nelle aree interne delle Marche ha, infatti, un collegamento internet.
Fatto ciò, la rete può svolgere un ruolo importante nell’avvicinare produttori alle istituzioni con processi di semplificazione burocratica degli adempimenti, nella promozione di esperienze di e-learning per la formazione, nella connessione con gli istituti di ricerca, il cui ruolo sta diventando sempre più importante  (es. green economy).

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