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Periodico registrato presso il Tribunale di Ancona n. 13 del 10 maggio 2012

ISSN: 2280-756X

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Il futuro dell'agricoltura delle Marche. La posizione delle centrali cooperative

Teodoro Bolognini1, Francesco D'Ulizia2, Patrizia Marcellini3
1 Legacoop agroalimentare, 2 UNCI, 3 Fedagri

Agrimarcheuropa, n. 1, Marzo, 2012

I responsabili delle Centrali cooperative marchigiane rispondono a tre quesiti sottoposti da Agrimarcheuropa.

1) Quali parole chiave identificano le priorità di politica agraria e di sviluppo rurale nelle Marche con riferimento al 2020?

Teodoro Bolognini, Responsabile settore agroalimentare Legacoop Marche

Le parole chiave sono:

Reddito. Qualsiasi politica finalizzata alla difesa delle produzioni e alla salvaguardia dell’ambiente rischia di non produrre effetti se chi la produce, cioè il produttore non consegue reddito. Il reddito, quindi, è misuratore dell’efficacia di qualsivoglia politica o incentivo.

Aggregazioni. L’apertura dei mercati a livello globale ed il conseguente incremento della competizione impongono il rafforzamento della posizione competitiva degli agricoltori nella catena alimentare. A tal fine diventa fondamentale  una forte spinta all’aggregazione dei produttori attraverso le cooperative e le Organizzazioni di produttori (OP).

Beni pubblici. Il territorio, fatto di biodiversità, boschi, bacini idrografici, paesaggio è sempre più parte integrante del contenuto del prodotto alimentare. Produrre beni pubblici, da parte di imprese attrezzate e capaci di farlo, diventa parte integrante di qualsivoglia strategia, anche imprenditoriale. 

Francesco D'Ulizia, Presidente di UNCI Marche

E’ di fondamentale importanza incrementare la competitività delle nostre aziende, traguardo raggiungibile agendo principalmente sui seguenti aspetti principali:

- ricambio generazionale;
- formazione ed aggiornamento per imprenditore agricoli;
- adozione strategie di innovazione tecnica, produttiva e diversificazione delle attività aziendali;
- promozione delle forme di aggregazione e cooperazione.

Oggi giorno gli agricoltori sono chiamati a svolgere un ruolo di veri e propri imprenditori agricoli, capaci di analizzare lo stato di salute della propria azienda, comprenderne le effettive potenzialità e seguire l’andamento dei mercati al fine di effettuare investimenti più puntuali ed efficaci. Per rilanciare il settore è quindi di fondamentale importanza rigenerare le nostre aziende mettendo alla loro guida giovani adeguatamente preparati, disposti ad investire per essere competitivi, desiderosi di crescere essi stessi con  le proprie aziende. Al contempo gli agricoltori marchigiani devono abbandonare la mentalità individualistica e comprendere che aggregandosi, mettendo insieme le proprie competenze, professionalità e capacità, si ha la possibilità incrementare la dimensione economica aziendale, avere maggiore potere contrattuale, diminuire i costi di produzione, accrescere le possibilità di ammodernamento ed innovazione delle proprie aziende. Alla luce di tali considerazioni appare evidente che le cooperative, rappresentando nella maggior parte dei casi delle vere e proprie microfiliere, rappresentano un valido modello per affrontare e superare con maggiori possibilità i momenti di crisi.

Patrizia Marcellini, Presidente di Fedagri

Le parole chiave sono:

1) Organizzare l’offerta per recuperare valore lungo la filiera. L’agricoltore è notoriamente debole nei confronti degli attori a valle della filiera per cui è colui che paga il prezzo più alto in termini di mancato reddito, specialmente in fasi di prezzi al ribasso; questo è in parte fisiologico ed in parte dovuto all’elevato numero di microimprese senza alcun potere contrattuale (nelle Marche circa 45.000 mila). Occorre quindi favorire la costituzione di cooperative di conduzione (per migliorare le performance imprenditoriali) e di OP (per migliorare le performance contrattuali verso gli acquirenti di materie prime).

2) Favorire l’insediamento di giovani in agricoltura. Le misure attuali o quelle ipotizzate riescono a rispondere abbastanza bene a questa necessità; visto il periodo limitato di vincolo, a volte queste misure comportano l'insediamento di giovani “agricoltori” che dopo 5 anni smettono questo lavoro. E’ quindi opportuno valutare azioni e condizioni che favoriscano l’insediamento reale di giovani in agricoltura.

3) Burocrazia: è diventata ormai una vera e propria emergenza i cui oneri sono insostenibili per l’impresa e rischia di vanificare gli effetti positivi della programmazione di sviluppo. E’ quanto mai necessario semplificare i bandi di accesso, le procedure di presentazione e controllo, posto che non sempre un eccesso di regole significa che non si riesce ad eluderle. Fondamentale è mettere a sistema l’intera macchina statale per cui non si debbano più presentare documenti che sono già in possesso del sistema stato. L’approccio dovrebbe essere quello per cui ogni beneficiario è un imprenditore corretto fino a prova contraria e non viceversa. Il rapporto tra finanziatore e finanziato deve essere quanto mai positivo e senza pregiudizi da ambo le parti.

 

2) Quale ruolo può svolgere la sua organizzazione nel percorso di sviluppo sopra delineato?

Teodoro Bolognini, Responsabile settore agroalimentare Legacoop Marche

Per accompagnare un percorso di ammodernamento dell’agroalimentare secondo le priorità sopra descritte, le Centrali Cooperative, meglio se in modo unitario nell’Alleanza Cooperativa Italiana, devono attrezzarsi con centri servizi qualificati per offrire competenze in grado di stimolare nelle cooperative associate processi di cambiamento e/o di adeguamento strutturali e per favorire politiche di aggregazione.
Formazione, informazione, azioni di supporto devono essere indirizzate sia verso le cooperative sia verso la base sociale perché, vista la portata del cambiamento imposto al settore, va riscritto o rimotivato il legame associativo che lega il socio alla cooperativa.

Francesco D'Ulizia, Presidente di UNCI Marche

L’UNCI Marche deve accompagnare le aziende e le cooperative agricole nel loro processo di crescita, non solo mettendo a loro disposizione un adeguato servizio di consulenza,  formazione ed informazione, ma soprattutto supportandole nelle scelte aziendali e coadiuvandole nell’individuazione e realizzazione di quegli investimenti più adatti a garantire lo sviluppo e la competitività di ogni singola realtà imprenditoriale.

Patrizia Marcellini, Presidente di Fedagri

In qualità di direttore della Cooperativa G.a.i.a., che opera nel settore della conduzione associata dei terreni dei soci da circa 35 anni, gestendo terreni associati in tutta la regione Marche e nel nord dell’Abruzzo, credo di essere portatrice di una esperienza positiva (non è il mio pensiero ma il giudizio dei soci) che da sempre ho dichiarato di mettere a disposizione della collettività, affinché questa forma di aumento della superficie aziendale a costo sociale zero possa diffondersi con la creazione di nuove imprese di questo tipo, i cui vantaggi sono evidenti per cui ritengo superfluo ribadirli in questa sede.
In qualità di presidente di Fedagri Marche, struttura agroalimentare di Confcooperative, siedo al tavolo regionale di confronto costante con la Regione Marche in materia agricola per cui, da quando rivesto questo ruolo, ho cercato di dare il mio contributo sull’argomento. Anche in questo caso ho cercato di mettere a disposizione le mie esperienze e conoscenze, derivanti dal fatto che vivo direttamente le tematiche agricole tutti i giorni per motivi professionali, costruendo un rapporto positivo con il sistema regionale. Fedagri, rappresentando le imprese cooperative ed i suoi associati, da sempre è molto attenta allo sviluppo delle imprese e alla loro maggiore competitività, per cui tutta l’azione sindacale ha sempre un occhio vigile in merito al recupero di valore per gli agricoltori oltre che alla semplificazione della loro vita imprenditoriale; in merito a questo ultimo aspetto ci siamo fatti promotori di un pacchetto di sburocratizzazione a costo zero presentato al Governo che è in itinere proprio in questo periodo.

 

3) Quali iniziative/servizi, attraverso l’uso di internet e di tecnologie informatiche, potrebbero risultare efficaci per collegare meglio gli operatori agricoli alle istituzioni e alla ricerca?

Teodoro Bolognini, Responsabile settore agroalimentare Legacoop Marche

Se all’inizio del ‘900, per supportare gli agricoltori nell’azione di ammodernamento del settore, vennero istituite, per iniziativa dell’allora Ministro dell’Agricoltura, il grande fabrianese Giovan Battista Miliani, le “cattedre ambulanti”, oggi va compiuta un’operazione analoga, certo attivando gli strumenti moderni a disposizione in questo inizio di millennio: azioni di formazione, informazione, studi di mercato, analisi finanziarie, monitoraggi, implementazione di tecniche e tecnologie,  oggi da veicolare tramite la rete internet. In questo modo le stesse istituzioni e la ricerca hanno la possibilità di incontrare agevolmente e capillarmente gli operatori.
L’obiettivo è lo stesso di allora: aiutare gli agricoltori a svolgere con profitto il più antico e che oggi stiamo riscoprendo come il più moderno ed il più necessario dei mestieri, quello di produrre cibo e ambiente in una dimensione globale.

Francesco D'Ulizia, Presidente di UNCI Marche

Innanzitutto occorre considerare che, anche se la maggior parte delle aziende agricole dotate di una certa dimensione sono fornite di computer e collegamento ad internet, pochi sono gli operatori agricoli in grado di sfruttarne appieno le funzionalità. Le istituzioni possono quindi sopperire a tale carenza sia organizzando adeguati eventi formativi ed informativi progettati appositamente per le imprese agricole, sia cominciando ad interloquire costantemente con le aziende direttamente attraverso il supporto informatico (attraverso l’invio di email, pec, ecc.) al fine di incrementare la dimestichezza degli imprenditori agricoli nell’utilizzo di tale mezzo di comunicazione.
Per quanto concerne la ricerca è necessario coinvolgere l’operatore agricolo in progetti veramente utili alla crescita ed allo sviluppo dell’impresa, mettendo in rete i risultati ottenuti supportati dai casi concreti di diretta applicazione in azienda.

Patrizia Marcellini, Presidente di Fedagri

Innanzitutto va detto che gli agricoltori in grado di utilizzare le tecnologie informatiche sono ancora troppo pochi mentre, d’altro canto, quelli che le utilizzano normalmente sono anche quelli più evoluti ed in grado di ottenere informazioni e conoscenze idonee allo svolgimento della propria attività. Di non secondaria importanza anche il fatto che la rete adsl nelle nostre campagne è ancora qualcosa di difficile utilizzo se non impossibile per assenza di copertura per cui l'auspicio è che le istituzioni possano attivarsi affinché questo svantaggio venga superato.
In questo contesto credo che sarebbe interessante per gli operatori avere un servizio che “decodifichi” le normative in tema di finanziamenti ponendo in questo modo le imprese nella condizione di avere notizie neutre e di semplice lettura sulla opportunità di accedere a bandi pubblici. Altro servizio importante potrebbe essere quello di un blog attraverso il quale si possano porre quesiti, sempre relativi al contesto di finanziamenti e contributi, ed ottenere risposte certe dalle istituzioni.
Stesso ragionamento vale per la ricerca: io credo che lo scambio di informazioni e bisogni tra utenti e ricercatori sia un ottimo presupposto per attuare progetti mirati, in un contesto di fondi sempre più ridotti, di interesse per le imprese.
Da ultimo mi ricollego al primo ragionamento fatto in risposta a questo quesito: credo sia opportuno avere dati certi sulla copertura regionale del servizio internet (e quando dico copertura reale intendo utilizzabile perché ci sono zone dove la copertura ufficialmente esiste ma la navigazione di fatto è impraticabile e costringe  anche i navigatori più volenterosi ad arrendersi) e sulla capacità di utilizzare le risorse informatiche da parte delle imprese agricole.

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