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Periodico registrato presso il Tribunale di Ancona n. 13 del 10 maggio 2012

ISSN: 2280-756X

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La multifunzionalità in agricoltura: tra diversificazione e trasformazione

Roberto Esposti
Università Politecnica delle Marche

Agrimarcheuropa, n. 5, Dicembre, 2014

La sottovalutazione della multifunzionalità

Di multifunzionalità in agricoltura si è cominciato a parlare, e molto, già nella seconda metà degli anni ’90, soprattutto con riferimento alle linee di riforma della PAC che sarebbero poi sfociate in Agenda 2000. La multifunzionalità veniva presentata come il carattere saliente di quel modello di agricoltura europea che la riforma della PAC doveva tutelare e promuovere. Da allora, il tema della multifunzionalità è riemerso nel dibattito politico ogni qualvolta si sia voluto sottolineare la rinnovata funzione sociale dell’agricoltura per poi scomparire di nuovo allorché, venuto il tempo delle scelte concrete relative all’impiego delle risorse, questo termine veniva piuttosto visto come un possibile “cavallo di Troia” per sottrarre risorse all’agricoltura e dirottarle verso altri usi.
Ma se nel dibattito politico il tema della multifunzionalità ha percorso, e tuttora percorre, queste traiettorie carsiche, nell’analisi dei fenomeni reali connessi alla trasformazione dell’agricoltura europea, italiana e marchigiana è venuto assumendo una crescente centralità. Al punto che qualsiasi ipotesi interpretativa circa le traiettorie evolutive del comparto non può più prescindere dalla rilevanza strategica di tutti quei processi ricondotti sotto la generica espressione di “trasformazione in senso multifunzionale dell’impresa agricola” (Henke, 2004). Tuttavia, anche nell’analisi scientifica la multifunzionalità in agricoltura continua a cadere vittima di una sostanziale sottovalutazione. Infatti, si pone l’accento sulla sua natura di opzione strategica (o di insieme di opzioni strategiche) a disposizione delle imprese agricole per avviare una sostanziale e permanente diversificazione del proprio business. Meno si sottolinea l’epocale trasformazione dell’agricoltura e del suo ruolo nelle ricche società post-industriali di cui la diversificazione dell’attività dell’impresa agricola è “solo” l’epifenomeno.
Questa sottovalutazione appare particolarmente limitante proprio allorché si voglia interpretare la multifunzionalità all’interno dei processi di trasformazione di una economia e di una società come quella marchigiana, certamente non più “agricola”, sempre meno “industriale” ma non ancora interamente “post-industriale”. È ormai evidente che l’economia regionale si è avviata lungo un percorso di graduale deindustrializzazione che, pur con accelerazioni e rallentamenti determinati dalla congiuntura, ridefinirà necessariamente la distribuzione della ricchezza e dell’occupazione tra i settori e, di conseguenza, i territori. 

Deindustrializzazione selettiva e terziarizzazione dell’economia regionale sono, dunque, processi evolutivi naturali e, pertanto, anche auspicabili giacché riallineano le Marche, pur con le sue specificità, alle traiettorie di sviluppo di tutte le economie e le società affluenti e post-industriali. Le implicazioni di questi processi dal punto di vista territoriale sono notevoli e, sinora, largamente sottovalutati. In una realtà come quella marchigiana, il peculiare sviluppo manifatturiero ha avuto l’indiscutibile carattere della “diffusione” quale suo connotato principale. Al di là di quale sia la reale matrice di questo carattere “diffuso” (Esposti, 2012b), sistemi di piccole e medie imprese fortemente integrati, al punto da formare numerosi distretti industriali, hanno punteggiato il territorio marchigiano da nord a sud, dalla linea di costa fino alla media collina risalendo i principali assi vallivi.
Questa deindustrializzazione selettiva, con consolidamento delle realtà più competitive ed una progressiva terziarizzazione ad essa associata, difficilmente potrà conservare questi caratteri originari di diffusione territoriale. Ne consegue che uno dei temi principali, se non il principale, relativi al governo di un tale processo sia proprio la capacità di disegnare percorsi di terziarizzazione anche per quei territori che tendono a risultare esclusi dallo spontaneo dipanarsi di questi processi nello spazio. La sfida per le aree interne, montane, in una parola rurali, della regione consiste proprio nel pensare una terziarizzazione possibile che coinvolga i propri settori cruciali in quanto persistenti. In particolare, la terziarizzazione dell’agricoltura e dello spazio rurale implica la progressiva trasformazione dell’impresa agricolo-rurale in un soggetto che eroghi servizi di mercato e fuori mercato  oltre a (o insieme a) beni alimentari. Questo processo di trasformazione del settore consiste, a livello micro, proprio nella trasformazione dell’impresa agricola in senso multifunzionale.
Più in generale, la sfida è promuovere all’interno delle economie avanzate e post-industriali percorsi di cambiamento strutturale relativamente inediti: al di là dell’ormai compiuto declino dell’agricoltura e di una graduale industrializzazione, la terziarizzazione di tali sistemi economici, e quello marchigiano tra questi, passa anche attraverso la terziarizzazione dei settori tradizionali (OECD, 2014). Da tale processo le Marche possono trarre un indubbio vantaggio giacché la trasformazione in senso multifunzionale dell’agricoltura può trovare in questa regione, e in alcuni suoi territori in particolare, alcune evidenti manifestazioni e punti di forza, nonché ampie potenzialità ancora inesplorate. In sostanza, si tratta di una traiettoria di trasformazione dell’economia agricolo-rurale (e quindi dei relativi territori di elezione) già in nuce ma ancora ampiamente da percorrere, rafforzare e governare.      

I caratteri salienti della trasformazione

Al di là del fatto che la portata della multifunzionalità agricola come processo di trasformazione epocale richiede una prospettiva aggregata, tuttavia, risulta comunque interessante individuare i percorsi evolutivi delle singole imprese agricole, nonché delle famiglie e dei singoli imprenditori, che hanno fatto scaturire tale percorso di trasformazione e continuano ad alimentarlo. In quest’ottica, si evidenzia con chiarezza (Aguglia et al., 2008) come l’impresa agricola multifunzionale emerga, spesso in modo repentino ed inatteso, in relazione a profonde trasformazioni della vocazione funzionale dell’impresa agricola e, quindi, della sua matrice imprenditoriale, spesso incarnata da soggetti precedentemente quasi sconosciuti al mondo agricolo: giovani imprenditori non provenienti da famiglie agricole, imprenditorialità femminile, forme societarie e realtà associative, ecc.. Multifunzionalità significa diversificazione produttiva e innovazione di processo e prodotto che si traducono in innovazione funzionale (Esposti, 2012a).
Secondo le traiettorie tipiche di ogni processo di cambiamento strutturale di un’economia accompagnato da radicali innovazioni tecnologiche e sociali, l’impresa agricola multifunzionale viene ad intercettare, facendoli convergere, processi evolutivi emergenti nella società ed i suoi nuovi bisogni. Questo è il requisito della multifunzionalità: garantire la cosiddetta stewardship, cioè farsi carico a nome della collettività, oltre alla produzione di alimenti, anche di altri beni e servizi non-food, pubblici o comunque di interesse collettivo. Il paesaggio, l’assetto idrogeologico, la biodiversità, le energie rinnovabili, le tradizioni e altro ancora sono tra queste nuove funzioni dell’impresa agricola multifunzionale, nonché farsi garante, quale primo anello della filiera alimentare, di food safety e food quality; cioè, garantire sicurezza sanitaria, nutrizionale, ambientale ed etica degli alimenti, oltre alla loro origine e provenienza (Esposti, 2005).
A ciò si associa una serie di nuovi bisogni, spesso latenti o solo parzialmente soddisfatti, a cominciare, per esempio, dal desiderio di porzioni crescenti delle nuove generazioni, soprattutto della parte “urbana”, di un ritorno a stili di vita più semplici, più genuini ed equi, anche a costo di rinunciare al soddisfacimento di bisogni materiali di tipo voluttuario (il cosiddetto downshifting). In effetti, le tendenze di riflusso demografico dalle principali agglomerazioni urbane verso aree maggiormente de-congestionate rappresentano un singolare intreccio tra il proseguimento dei processi centripeti (sub-urbanizzazione) e l’innesco di processi di opposizione ad essi (contro-urbanizzazione o de-urbanizzazione).
Di questo processo evolutivo, le Marche costituiscono un caso piuttosto interessante e, per certi versi unico. A fronte di una agricoltura fortemente ridimensionata, semplificata e quasi scarnificata da decenni di forte sviluppo manifatturiero (Esposti, 2012b), il territorio regionale si è rivelato negli ultimi due decenni un vero e proprio crogiuolo di esperienze di nuova agricoltura che ne colgono la sua nuova funzione sociale. Molti fenomeni di agricoltura multifunzionale trovano proprio nelle Marche le principali esperienze pionieristiche e la più alta densità. Solo per far alcuni esempi, in questa regione l’agricoltura biologica, le fattorie didattiche e gli agrinidi, alcuni tipi di agro-energie, fino ai micro birrifici agricoli (per menzionare l’ultimo fenomeno emergente), risultano essere all’avanguardia in ambito nazionale e, quindi, europeo (Henke et al., 2014).
Allo stesso tempo, se viste dal punto di vista del ciclo di vita dell’impresa agricolo-rurale, tali esperienze appaiono altamente spontanee e profondamente eterogenee; frutto sì di visione, intuizione e creatività, ma che non sempre si traducono in adeguate capacità manageriali e organizzative e in forme replicabili e buone pratiche. Spesso si tratta di realtà di piccole o piccolissime dimensioni economiche, almeno in partenza, altamente sporadiche nel territorio, non organizzate tra loro, e con vita mediamente breve in virtù di tassi di fallimento abbastanza elevati. Questo crogiuolo certamente vitale ma anche caotico e disorganico ha impedito che nel territorio marchigiano, nonostante le potenzialità, queste realtà diventassero un sistema, un vero e proprio network o tessuto di imprese dotato di una intelligenza collettiva. Quindi, queste singole esperienze d’impresa, ancorché di interesse e successo, non riescono a tradursi nella traiettoria evolutiva di un intero comparto regionale, cioè in quel modello di trasformazione del settore primario nel senso della sua terziarizzazione su cui puntare per lo sviluppo regionale, soprattutto nei suoi territori a maggiore vocazionalità.

Servono una strategia e un’azione politica

E’ dunque compito della Politica, e delle sue politiche, dare a queste esperienze, a questi territori e ai loro embrionali processi di sviluppo una “intelligenza collettiva”, un governo anche formale che affianchi una governance sì spontanea ma, spesso, anche miope. Politiche che aiutino la molteplicità di esperienze di trasformazione in senso multifunzionale dell’impresa agricolo-rurale marchigiana a diventare un sistema, un tessuto produttivo. L’obiettivo strategico è rafforzare le realtà esistenti, razionalizzare quelle emergenti, incubarne delle ulteriori, così che l’insieme di queste esperienze si traduca in un processo rilevante da un punto di vista aggregato, un percorso di trasformazione complessivo e organico. In poche parole, una nuova traiettoria per l’agricoltura regionale e un nuovo modello per lo sviluppo territoriale delle Marche.
Per fare ciò, senza far torto alla spontaneità e alla creatività che contraddistinguono questo comparto, è necessario costituire una strategia comune e una programmazione delle iniziative e degli interventi. Infatti, in termini territoriali e aggregati, la multifunzionalità agricola non è un requisito statisticamente inteso, una proprietà acquisita per sempre: è una costruzione ed una innovazione sociale. Si tratta di un orientamento di un intero sistema agricolo verso funzioni avanzate della propria produzione di beni e servizi che è sì il frutto di idee imprenditoriali ma anche di una organizzazione sociale, collettiva. La multifunzionalità va pensata, progettata e concretamente realizzata e costruita.
La Politica di Sviluppo Rurale (PSR) e, di conseguenza, il rispettivo Programma predisposto dalla Regione Marche, è il “luogo” dove si concepisce, disegna, realizza e commercializza la multifunzionalità agricola marchigiana. L’obiettivo generale di questa politica, dunque, dovrebbe essere quello di favorire o creare economie di scopo e economie di scala esterne allo stesso tempo, in modo da dare a questo insieme di esperienze un’intelligenza e farle diventare un tessuto. Le economie di scopo si riferiscono alla fornitura di servizi ad un insieme molto diversificato, frammentato e minuto di realtà imprenditoriali che non sarebbero in grado di autoprodursi. Si tratta di: fornitura di conoscenza e informazione; raccolta di domanda e offerta di innovazioni di processo e prodotto; raccolta, valutazione e selezione di idee dal punto di vista tecnico, finanziario ed economico; redazione di business plan (analisi di mercato, commercializzazione e valorizzazione del prodotto, ecc.). Nel caso delle economie di scala, l’obiettivo della PSR dovrebbe essere quello di aggregare attività dello stesso settore (al limite anche monoprodotto) al fine di minimizzarne i costi soprattutto in relazione alla realizzazione di investimenti produttivi, all’introduzione di innovazioni e alla produzione di conoscenza, ad azioni di marketing e accesso al mercato. Esempi sono la rete di agrinidi marchigiani o la malteria consortile regionale che serve molte microbreweries agricole delle Marche. Da questi esempi di successo, e d’avanguardia, è necessario trovare impulso per una generalizzazione di tali buone politiche e buone pratiche.

Riferimenti bibliografici

Aguglia, L., Henke, R., Salvioni, C. (2008), Agricoltura multifunzionale: comportamenti e strategie imprenditoriali alla ricerca della diversificazione. Roma: INEA-Edizioni Scientifiche Italiane.
Esposti, R. (2005), Cibo e tecnologia: scenari di produzione e consumo alimentare tra tradizione, convenienza e funzione. AgriRegioniEuropa, 1 (3), pp. 1-7.
Esposti, R. (2012a), Knowledge, Technology and Innovations for a Bio-based Economy: Lessons from the Past, Challenges for the Future. Bio-based and Applied Economics, 1(3), pp. 231-268. 
Esposti, R. (2012b), Alcune considerazioni sulla retorica dello «sviluppo diffuso». In: Canullo, G., Pettenati, P. (a cura di), Sviluppo economico e benessere. Saggi in ricordo di G. Fuà, Napoli: Edizioni Scientifiche Italiane, pp. 285-305.
Henke, R. (a cura di) (2004), Verso il riconoscimento di una agricoltura multifunzionale. Teoria, politiche, strumenti. INEA-Edizioni Scientifiche Italiane, Roma.
Henke, R., Povellato, A., Vanni, F. (2014), Elementi di multifunzionalità nell’agricoltura italiana: una lettura dei dati del censimento. QA, Rivista dell’Associazione Rossi-Doria, 2014/n.1, pp. 101-133.
OECD (2014), Innovation and Modernizing the Rural Economy. OECD Rural Policy Reviews, OECD Publishing, Paris. 

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