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Periodico registrato presso il Tribunale di Ancona n. 13 del 10 maggio 2012

ISSN: 2280-756X

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La trasmissione intergenerazionale nelle aziende agricole

Felicetta Carillo
Istituto Nazionale di Economia Agraria

Agrimarcheuropa, n. 2, Giugno, 2012

Il ricambio generazionale nel settore agricolo

Il tema dell’invecchiamento della popolazione di imprenditori agricoli e i suoi effetti sulla probabilità di sopravvivenza delle imprese ha ripreso rilevanza nel dibattito politico nell’Unione Europea. Viene, infatti, ribadita in quasi tutti i documenti strategici relativi al processo di riforma della PAC post-2013, la necessità di disegnare politiche idonee a rilanciare il processo di accesso all’attività agricola da parte dei  giovani.
In generale, la struttura produttiva del settore agricolo europeo si caratterizza per un accentuato squilibrio generazionale degli imprenditori, con un eccessivo peso delle classi di età più anziane; squilibrio che è di rilevante entità soprattutto in Italia e che è diventato sempre più evidente nel corso dell’ultimo decennio (Rete Rurale Nazionale, 2011; OCSE, 2010; Tarangioli e Trisorio, 2010). Lo scarso appeal dell’attività agricola per i giovani imprenditori condiziona fortemente lo sviluppo e la tenuta del settore, che è uno degli obiettivi principali della PAC.

Uno dei motivi che viene addotto a favore dei giovani per lo sviluppo delle imprese è che essi assicurano una più elevata accumulazione di capitale grazie al più lungo orizzonte temporale, il quale diventa decisivo nella scelta degli investimenti a lungo termine (Corsi, 2009a). Ancora, i giovani spesso portano con sé un aumento del cosiddetto capitale umano, cioè un più elevato livello di formazione, una maggiore sensibilità alle innovazioni, ecc.; e l’importanza del capitale umano viene rimarcata dal continuo e repentino sviluppo scientifico, tecnologico ed organizzativo e dalla necessità di adottare prontamente tali innovazioni (Corsi, 2009a). Inoltre per le aziende di piccole dimensioni, che costituiscono la maggioranza nell’agricoltura italiana, le caratteristiche personali dell’imprenditore costituiscono una componente fondamentale per la loro sopravvivenza (Key e Roberts, 2006).  
Si evidenzia, dunque, un nesso di causalità tra la perdita di competitività ed efficienza del settore agricolo e la scarsa inclusione di giovani nell’attività. Che ci sia un nesso di causalità tra l’età dell’imprenditore e la produttività dell’impresa è generalmente condiviso, tuttavia la direzione potrebbe essere inversa. Cioè potrebbe essere che proprio la perdita di attrattività del settore faccia sì che i talenti migliori della società si allochino in settori diversi dell’economia. Se questo fosse il nesso causale rilevante, allora le politiche dovrebbero puntare a migliorare la competitività e la produttività del settore agricolo e il ringiovanimento della classe imprenditoriale ne sarebbe una conseguenza, al quale si accompagnerebbero i positivi effetti di feed-back che questi assicurano alla performance aziendale.
Il problema dello squilibrio generazionale in agricoltura andrebbe quindi correttamente inquadrato nel più ampio fenomeno del cambiamento strutturale, che caratterizza lo sviluppo delle economie moderne, da cui deriva la continua ristrutturazione dei settori produttivi con la riallocazione del lavoro e del capitale verso le attività più redditizie.
Al settore agricolo si riconosce però da sempre un ruolo strategico, sia perché rappresenta la materia prima per il settore agro-alimentare, settore il cui successo è basato sulla qualità elevata dell’offerta produttiva; sia perché l’attività agricola contribuisce alla produzione di fondamentali beni pubblici, quali la difesa dell’ambiente, il mantenimento del paesaggio naturale, la difesa delle tradizioni locali, ecc. Inoltre, nelle aree rurali più interne e marginali il settore agricolo rappresenta una componente fondamentale per garantire il presidio del territorio, la gestione del paesaggio e la conservazione di un contesto economico e sociale vitale. In quest’ottica, secondo molti osservatori il mantenimento dell’attività agricola dovrebbe essere un obiettivo prioritario nell’agenda politica degli Stati, da perseguire eventualmente anche contrastando gli esiti ‘naturali’ dei processi di cambiamento strutturale.
Numerosi lavori empirici hanno dimostrato, però, che il sostegno al reddito delle imprese agricole, con l’obiettivo di scongiurare l’abbandono delle campagne e delle aree rurali, abbia di fatto rallentato il passaggio delle economie locali su sentieri di crescita più elevati. Sarebbe dunque proprio tale politica che, mantenendo in vita aziende economicamente poco efficienti le quali senza sostegno sarebbero uscite dal settore, avrebbe generato una distorsione nei segnali di mercato, rallentando gli investimenti necessari a recuperare competitività e ad assicurare una crescita di tali aziende. Ciò avrebbe causato da un lato il ritardo della fuoriuscita degli imprenditori anziani, i quali pur non investendo in crescita e innovazione, sarebbero stati garantiti nei livelli di reddito, dall’altro l’aumento del valore dei terreni che di fatto avrebbe posto un ostacolo finanziario per l’ingresso dei giovani imprenditori nel settore.
Coerentemente, le imprese agricole sono molto spesso oggetto di una trasmissione intergenerazionale all’interno della famiglia. Tuttavia, come da molti osservato, la preponderanza delle imprese familiari potrebbe essere spiegata dal fatto che un fondamentale fattore di successo in agricoltura è dato dalla conoscenza tacita e immateriale che si accumula nel tempo, e solo si tramanda tra componenti della stessa famiglia (Corsi, 2009b).
Per cercare di discriminare tra le diverse ipotesi, è allora importante indagare innanzitutto sui nessi di causalità esistenti tra la performance aziendale e la presenza di giovani nella conduzione dell’impresa. In secondo luogo, occorre verificare se, ceteris paribus, il processo di trasmissione all’interno della famiglia influenzi positivamente le performance dell’impresa agricola. 

 

Un’analisi degli effetti e delle modalità del ricambio generazionale in relazione alla performance aziendale

In questo paragrafo sono riportati alcuni risultati preliminari di una ricerca sulla trasmissione intergenerazionale dell’impresa agricola finanziata dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali nell’ambito delle attività dell’ex “Centro di Portici”.
Lo studio della relazione tra la performance aziendale e la presenza di giovani imprenditori nelle aziende agricole è stato condotto attraverso la stima di una funzione di produzione per un gruppo di aziende estratte dal campione RICA per l’anno 2009 (1).
Formalmente è stata stimata una funzione di produzione Cobb-Douglas del tipo Yi = Aiα Kib Liσ,dove Y indica l’output dell’azienda, misurato dal valore della produzione aziendale, seguendo l’ipotesi teorica secondo cui il tasso di crescita e la capacità di un’impresa agricola di sopravvivere dipendono dalla sua dimensione iniziale (Weiss, 1999); K è il capitale investito in azienda, misurato dal valore degli impieghi totali riportato nel bilancio delle aziende del campione; è il lavoro complessivamente impiegato, misurato dalle unità di lavoro dove ogni unità corrisponde a 1.200 ore effettivamente prestate in azienda; A contiene tutte quelle variabili che condizionano la tecnologia dell’azienda, come il comparto produttivo (Orientamento Tecnico Economico) e la localizzazione aziendale (regione, zona altimetrica). A queste variabili sono state aggiunte le nostre variabili d’interesse, rappresentate dall’età del capo azienda, dalla presenza di più conduttori, dall’incidenza della superficie in proprietà su quella totale e dalla modalità con cui è stata trasmessa l’azienda. Quest’ultima è una variabile dummy, denominata inherited, con valore 1 se l’azienda si è insediata attraverso la donazione o l’eredità.
Nella forma ridotta si è scelta una funzione logaritmica poiché, attraverso la stima dei coefficienti, tale esplicitazione consente di avere una misura dell’elasticità della variabile dipendente rispetto alle variabili esplicative. I risultati della regressione sono riportati in Tabella 1.

Tabella 1 – I risultati del modello di regressione (Y = logaritmo del valore della produzione)

Fonte: nostre elaborazioni su dati RICA 2009

Dalla lettura dei coefficienti è possibile vedere, innanzitutto, come il modello stimato presenti i risultati attesi sugli effetti dei fattori produttivi: il capitale ed il lavoro. In particolare, si evidenzia come un aumento di 1 unità di capitale investito aumenti del 50% circa il valore della produzione aziendale; così come il lavoro ha un effetto positivo molto consistente, incrementando la performance di oltre il 100% (Tabella 1). Inoltre, il coefficiente negativo associato al quadrato della variabile lavoro mostra come la produttività sia decrescente oltre una soglia dimensionale, collocabile intorno alle 80 unità.
Per quanto attiene alle variabili di interesse si evidenziano risultati sui quali è possibile fare delle considerazioni più articolate.
La variabile età ed il suo quadrato presentano coefficienti con segni divergenti, ciò significa che l’età del conduttore ha una relazione non lineare rispetto alla misura di performance, evidenziando una forma ad U rovesciata. Cioè la relazione mostra, come era prevedibile, che nella prima fase la performance aumenta al crescere dell’età, fino a raggiungere un punto di massimo oltre il quale l’età ha un effetto depressivo sulla performance.
Per analizzare nel dettaglio questa relazione, nella Figura 1 è stata riportata la funzione tra la produzione e l’età del conduttore per un’azienda media. In questa figura si evidenzia un primo tratto che partendo da una bassa performance, collocabile in una fascia intorno ai 20 anni che si giustifica evidentemente per la mancanza di esperienza dei più giovani, diventa subito crescente confermando l’ipotesi secondo cui un giovane migliora l’efficienza dell’impresa. In sostanza succede che a mano a mano che l’età aumenta, prevalgono sulla minore esperienza gli effetti positivi attribuibili al giovane: un più elevato capitale umano, una maggiore apertura all’innovazione, un più lungo orizzonte temporale per beneficiare degli investimenti, ecc.. L’età “ottima”, cioè quella che esprime il massimo del beneficio sulla performance dell’impresa, si colloca intorno ai 42 anni, età che tra l’altro è molto vicina alla soglia massima per poter beneficiare della maggior parte delle politiche di stimolo per il ricambio generazionale in agricoltura, tra cui la “Misura 122” dei Piani di Sviluppo Rurale. L’effetto giovani è tanto più forte se si considera che il tratto discendente della curva diventa sostenuto già dopo i 50 anni, quando evidentemente gli effetti di una più accentuata avversione al rischio e/o di una minore propensione ad innovare determinano un rallentamento nella crescita dell’impresa.
Contestualmente, però, si evidenzia il forte squilibrio generazionale che viene confermato dalla composizione del campione analizzato; difatti come si può vedere nella Figura 3 la maggioranza delle aziende agricole sono condotte da imprenditori con un’età media che si colloca intorno ai 60 anni, ponendosi dunque nel tratto decrescente della curva riportata nella Figura 2.
In sintesi, se si tiene conto dell'età media degli attuali conduttori e del significativo apporto dei giovani alla crescita aziendale, si evidenziano enormi margini di miglioramento nel settore agricolo. Da questo si può concludere che l'attenzione delle politiche ai giovani è ben riposta e che lo svecchiamento del settore dell'azienda agricola è sicuramente un obiettivo fondamentale per la tenuta e lo sviluppo dell’attività agricola. 

Figura 1-Relazione tra valore della produzione (in euro) ed età del capo azienda per una azienda media

 

Fonte: nostre elaborazioni su dati RICA 2009

L’altro aspetto che ci preme sottolineare è l’effetto inherited, che ci permette di verificare se la diversa modalità con cui avviene il ricambio generazionale, attraverso la famiglia o via mercato, abbia effetti differenti sulla performance aziendale.
Come si può vedere nella Figura 2, il campione analizzato presenta una distribuzione delle aziende rispetto all’età del conduttore non dissimile tra quelle ereditate e non. Entrambe le curve hanno una forma bimodale, con una età media intorno ai 54/55 anni, ma la distribuzione delle aziende ereditate presenta un picco più accentuato verso i 40 anni. Ciò evidenzia che la trasmissione intra-familiare ha un effetto positivo sulla composizione delle classi di età a favore dei più giovani, anticipando in qualche modo il ricambio generazionale. 

Figura 2- Distribuzione delle aziende ereditate e non ereditate rispetto all’età del capo azienda

 

Fonte: nostre elaborazioni su dati RICA 2009

Tuttavia, dall’analisi degli effetti marginali si evidenzia una relazione negativa tra questa modalità di trasmissione e la misura di performance scelta (coefficiente negativo della variabile inherited) (Tabella 1). Sembrerebbe dunque che, come è stato evidenziato anche per i settori industriali (tra gli altri Burkart et al., 2003; Caselli e Gennaioli, 2005), la trasmissione familiare delle imprese non selezioni i “talenti” migliori. Cioè, il mantenimento dell’impresa in capo alla famiglia non assicura lo sfruttamento delle migliori capacità gestionali. Probabilmente perché per la successione si sceglie il figlio con minori abilità, dato che quelli più capaci possono trovare con maggiore facilità impieghi esterni all’impresa familiare. Inoltre, sembrerebbe che il trasferimento della conoscenza tacita ai discendenti della stessa famiglia non apporti vantaggi rilevanti all’impresa agricola.

 

Riferimenti bibliografici

Burkart, M., F. Panunzi F., Shleifer A. (2003), "Family Firms", Journal of Finance, 58, 2173-2207.
Caselli F., Gennaioli N.(2005), “Dynastic Management”, Mimeo.
Corsi A. (2009a), “Family  farm  succession  and  specific  knowledge  in  Italy”, Rivista  di  Economia  Agraria, 64, pp. 1-2.
Corsi A. (2009b), “Giovani e capitale umano in agricoltura”, Agriregionieuropa, anno 5, n. 16.
Key N., Roberts M. J. (2006), “Government payments and farm business survival”, American Journal of Agricultural Economics, 88, pp. 382-392.
OCSE (2010), Agricultural Policies in OECD Countries: AT A GLANCE 2010.
Rete Rurale Nazionale (2011), Le potenzialità del subentro in agricoltura su scala familiare in Italia, Giovani - MiPAAF COSVIR V, Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, Roma (reperibile al seguente [link]). 
Tarangioli S., Trisorio A. (a cura) (2010), Le misure per i giovani agricoltori nella politica di sviluppo rurale 2007-2013, Rapporto Annuale INEA-OIGA.
Weiss C. R. (1999), "Farm Growth and Survival: Econometric Evidence for Individual Farms in Upper Austria", American Journal of Agricultural Economics, 81, 1, pp. 103-116.

 

Note

(1) La RICA rileva ogni anno informazioni su un campione rappresentativo delle aziende agricole italiane, per ognuna delle quali raccoglie soprattutto dati economico-finanziari, insieme ad alcune informazioni sulle caratteristiche strutturali delle aziende campionate. Particolarmente utili per la nostra analisi, inserite di recente nell’indagine (dal 2008), sono state le informazioni riguardanti l’imprenditore e la sua famiglia e sulla modalità di trasmissione dell’azienda. Tuttavia queste informazioni presentano dati mancanti. Pertanto, non è stato possibile utilizzare l’intero campione.

 

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