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Periodico registrato presso il Tribunale di Ancona n. 13 del 10 maggio 2012

ISSN: 2280-756X

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Opportunità e rischi per l’utilizzo del Business Plan nell’ambito del PSR

Andrea Arzeni
Istituto Nazionale di Economia Agraria

Agrimarcheuropa, n. 7, Giugno, 2015

Introduzione

L’utilizzo del Business Plan (BP) per l’accesso ai finanziamenti pubblici del PSR è stato reintrodotto nella scorsa programmazione (Ceccarelli, Dono, 2009) e confermato nel nuovo periodo 2014-2020. Diverse Regioni hanno adottato procedure informatiche per guidare i beneficiari alla compilazione dei BP e per raccogliere le informazioni utili per la valutazione e la selezione dei progetti (D’Auria et al., 2011), ma ancora questa strumentazione risulta per molti agricoltori complessa e onerosa sotto il profilo dell’impegno e delle competenze richieste.
In questo articolo si analizzeranno le questioni che influenzano l’adozione del BP da parte degli imprenditori agricoli e gli ambiti di applicazione che lo rendono uno strumento utile ed opportuno. Si tratta infatti di un approccio di pianificazione aziendale che andrebbe adottato in specifici contesti operativi al di fuori dei quali il suo utilizzo rischia di diventare un appesantimento procedurale per le aziende e uno strumento di scarsa efficacia per le Autorità di gestione (AdG) dei PSR.

Il quadro normativo di riferimento

Il Regolamento UE 1305/2013 (1) condiziona l’accesso ad alcuni aiuti, alla presentazione di un piano aziendale. Gli interventi finanziabili riguardano in particolare: (a) lo sviluppo delle aziende agricole e delle imprese destinati per l'avviamento di imprese per i giovani agricoltori, le attività extra-agricole nelle zone rurali e lo sviluppo di piccole aziende agricole; (b) gli investimenti nella creazione e nello sviluppo di attività extra-agricole; (c) i pagamenti annuali o pagamenti unatantum agli agricoltori ammissibili al regime per i piccoli agricoltori che cedono permanentemente la propria azienda ad un altro agricoltore.
Anche in altre misure è possibile che le Regioni richiedano la presentazione di un piano aziendale ma non può essere vincolante per accedere al finanziamento (ad esempio può essere utilizzato per predisporre la graduatoria delle domande).
I contenuti essenziali di un piano aziendale sono indicati nel regolamento delegato UE 807/2014 (2). Nello specifico, nel caso di aiuto all’avviamento a favore dei giovani agricoltori occorre considerare: (a) la situazione di partenza dell’azienda agricola; (b) le tappe essenziali e gli obiettivi per lo sviluppo delle attività della nuova azienda; (c) i particolari delle azioni, incluse quelle inerenti alla sostenibilità ambientale e all’efficienza delle risorse, occorrenti per lo sviluppo delle attività dell’azienda agricola quali investimenti, formazione, consulenza o qualsiasi altra attività. Nel caso di aiuto all’avviamento per attività non agricole nelle zone rurali, vanno invece considerati: (a) la situazione economica di partenza della persona o della micro o piccola impresa che chiede il sostegno; (b) le tappe essenziali e gli obiettivi per lo sviluppo delle nuove attività dell’azienda agricola o della micro o piccola impresa; (c) i particolari delle azioni richieste per lo sviluppo delle attività della persona o dell’azienda agricola o della micro o piccola impresa, quali i particolari di investimenti, formazione e consulenza. Nel caso di aiuto all’avviamento per lo sviluppo di piccole aziende agricole, si considerano: (a) la situazione di partenza dell’azienda agricola; (b) i particolari delle azioni, incluse quelle inerenti alla sostenibilità ambientale ed all’efficienza delle risorse, che potrebbero favorire il conseguimento della redditività, quali investimenti, formazione, collaborazione o qualsiasi altra azione. 
Nella versione ancora non definitiva del PSR Marche (3) la presentazione del BP è prevista nella Misura 4 – “Investimenti in immobilizzazioni materiali” (Sottomisura 1 – “Sostegno a investimenti nelle aziende agricole” e Sottomisura 2 – “Sostegno a investimenti a favore della trasformazione/commercializzazione e/o dello sviluppo dei prodotti agricoli”); nella Misura 6 – “Aiuti all’avviamento per l’insediamento di giovani agricoltori” (Sottomisura 1 – “Nuove imprese agricole” e Sottomisura 2 – “Attività imprenditoriali extra-agricole nelle zone rurali”); e nella Misura 16 – “Cooperazione” (Sottomisura 4 – “Sostegno delle filiere corte e dei mercati locali” e Sottomisura 6 – “Sostegno alla cooperazione di filiera per l'approvvigionamento sostenibile di biomasse da utilizzare nella produzione di alimenti e di energia e nei processi industriali”).
Solo per la Misura 6 la presentazione del Piano rientra tra le condizioni di ammissibilità. Nella 4 e nella 16 è una fonte informativa che alimenta alcuni indicatori per la valutazione del progetto, ma solo per le filiere i costi per la sua predisposizione sono totalmente finanziati.

Gli ambiti di applicazione di un Business Plan

Le norme comunitarie e il loro recepimento regionale definiscono i contenuti del documento e le modalità applicative connesse ai finanziamenti pubblici. Ma sono coerenti con le finalità e i limiti di questo strumento di pianificazione aziendale?
Per rispondere occorre innanzitutto ricordare che le Regioni assegnano al BP il compito di misurare la sostenibilità finanziaria degli investimenti e quindi la loro capacità di ottenere un supporto anche dagli istituti di credito. Quindi la prima finalità è quella di valutare il rischio d’impresa, aspetto sicuramente molto importante, ma che non rappresenta l’obiettivo principale di questo strumento. 
Nel linguaggio corrente il BP coincide con il Piano aziendale (4), che ha sostituito il termine più obsoleto di Piano di miglioramento aziendale (5) (Ciani, 1992) per sottolinearne l’obiettivo economico volto a migliorare la competitività delle aziende sui mercati. La finalità originaria di questo strumento, nato in ambito manifatturiero, è quella di comunicare l’idea imprenditoriale a partire dalla quale costruire una nuova attività o ridefinire profondamente quella esistente. Con questa accezione il BP non è solo uno strumento per dimensionare le strutture, i processi produttivi e le fonti di finanziamento ma è un mezzo di comunicazione per dimostrare le capacità organizzative, la conoscenza del contesto e del mercato, la predisposizione ad innovare e rischiare. 
Coglierne solo gli aspetti quantitativi è molto riduttivo soprattutto in considerazione del processo di inverdimento delle politiche comunitarie che condiziona l’obiettivo economico ad altri scopi quali quelli della sostenibilità ambientale (biodiversità, clima, energia, ecc.) e sociale (occupazione, servizi alla popolazione, ecc.). L’utilizzo del BP nell’ambito di un PSR non dovrebbe quindi limitarsi a valutare i risultati economici aziendali ma considerare anche quelli di interesse collettivo che non sempre sono esprimibili monetariamente.
Un’altra criticità è legata all’ambito di applicazione del BP al di fuori dell’avvio di una nuova attività imprenditoriale. Questo strumento di pianificazione aziendale è adatto a descrivere e analizzare un processo di profonda riorganizzazione strutturale mentre il suo utilizzo per scelte imprenditoriali circoscrivibili a singole attività o dotazioni, come ad esempio la sostituzione di un macchinario, è complicato e per certi versi controproducente. Per affrontare questi problemi decisionali è più opportuno utilizzare specifici strumenti in grado di valutare la convenienza e la sostenibilità economica dei singoli investimenti (es. analisi dei flussi di cassa e calcolo del tasso di rendimento interno), senza la necessità di ricostruire uno scenario aziendale complessivo (De Benedictis, Cosentino, 1979).
Un altro elemento di valutazione dell’opportunità di utilizzare il BP è quello della dimensione economica dell’azienda. Le misure ad investimento pongono soglie minime di accesso ai finanziamenti (ad esclusione ovviamente dei nuovi insediamenti) ma si tratta solitamente di dimensioni relativamente basse per evitare di escludere la maggior parte delle aziende agricole.
Questa scelta comporta però che due aziende, di cui una avente, per esempio, una dimensione di 50 mila euro e l’altra di 500 mila, sono tenute ad applicare lo stesso modello di BP pur operando su scale produttive, tecnologiche e di mercato completamente diverse.
Inoltre va considerato che la dimensione economica aziendale e la forma giuridica determinano anche l’adozione di un sistema contabile completo (6) (aspetti economici e finanziari) che costituisce la base informativa essenziale per valutare la situazione corrente. Come è possibile, quindi, quantificare i fabbisogni finanziari e i risultati economici futuri se non si conoscono quelli presenti?

Alcune riflessioni conclusive

Malgrado i limiti applicativi precedentemente descritti, il BP rappresenta un passaggio obbligato per i nuovi imprenditori e per quelli che vogliono cambiare decisamente rotta, innovando sul piano non solo tecnologico o produttivo ma anche organizzativo. Questo strumento di pianificazione andrebbe però considerato non tanto un mezzo per accedere ai finanziamenti pubblici o privati, ma una opportunità per accrescere le proprie competenze e capacità imprenditoriali.
Se, come sovente accade, la predisposizione del BP viene delegata completamente al consulente, specie nel caso di aziende esistenti o da avviare non particolarmente strutturate, lo strumento rischia di perdere quasi completamente la sua efficacia divenendo purtroppo l’ennesimo allegato alla domanda di contributo.
In questo caso si tratta di una occasione persa, per gli agricoltori di ampliare le loro competenze organizzative e gestionali, e, per l’AdG, di stimolare una riflessione più ampia sul futuro delle imprese agricole meno legata agli schemi tradizionali e più innovativa.
Occorre infatti sottolineare che l’introduzione di una innovazione in azienda, così come la produzione di una esternalità ambientale, che sono tra gli obiettivi trasversali dello sviluppo rurale, mal si prestano ad una valutazione basata sui tradizionali indicatori economici e finanziari.
Per favorire lo sviluppo delle imprese agricole coerentemente con gli obiettivi del PSR, l’utilizzo di un BP “tradizionale” non appare sufficiente. E’ necessario che i soggetti finanziatori pubblici e privati siano anch’essi in grado di innovare, adottando procedure e strumentazioni più in linea con il nuovo modello di agricoltura europea. 
Nel concreto, i finanziamenti, almeno quelli pubblici, non dovrebbero porre l’attenzione solo sulla solidità del capitale aziendale, ma anche sulla crescita del capitale umano, che è il vero fattore su cui puntare per favorire lo sviluppo rurale.

Note

(1) Sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR). Articolo 19, comma 4.
(2) Articolo 5, comma 1.
(3) Alla data di pubblicazione dell’articolo è disponibile la versione licenziata dal Consiglio Regionale in attesa di approvazione definitiva da parte della Commissione UE [link].
(4) Il Piano aziendale è uno strumento di pianificazione aziendale di medio-lungo periodo.
(5) Il Piano di miglioramento dell’efficienza delle strutture agrarie era previsto dal regolamento CEE 2328/91.
(6) La maggior parte delle aziende agricole non ha obblighi contabili al di fuori della gestione IVA.

Riferimenti bibliografici

Ceccarelli L., Dono G. (2009), L'uso del Business plan nelle procedure di finanziamento del PSR 2007 - 2013 della Regione Lazio, Agriregionieuropa, anno 5 n.16, Marzo.
Ciani A. (1992), Contabilità e management delle imprese in agricoltura, Etaslibri.
D’Auria R., Trezza F., Di Domenico M., Guido M. (2011), Il business plan on line ISMEA - Rete Rurale Nazionale, Agriregionieuropa, anno 7 n. 27, Dicembre.
De Benedictis M., Cosentino V. (1979), Economia dell’azienda agraria, il Mulino, Bologna.
Zamprogna L. (1988), Sistemi di pianificazione e controllo, Ipsoa informatica.

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