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Periodico registrato presso il Tribunale di Ancona n. 13 del 10 maggio 2012

ISSN: 2280-756X

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Il progetto "Rurale Sociale" e il modello "Agrinido di qualità" della Regione Marche

Cristina Martellini
Regione Marche

Agrimarcheuropa, n. 0, Dicembre, 2011


Perché un progetto “Rurale Sociale” nell’ambito delle politiche del settore agricolo

Il mondo contadino ha mantenuto, nella propria organizzazione, “valori primari”, quali la famiglia, la solidarietà nel lavoro, l’inclusione della fragilità, il rispetto dell’ambiente e dei cicli naturali, la trasmissione dell’ esperienza, la  proiezione verso il futuro che rappresentano, beni capaci di migliorare la qualità della vita di alcune fasce della popolazione.
Per un lungo periodo l’imposizione del modello di vita urbano ha svuotato di contenuti e di memoria la funzione sociale del rurale, la sua capacità di assistenza ed inclusione sociale dall’interno, la sua capacità di curare, “durante” la produzione, l’aspetto sociale, la relazione, l’incontro.
L’agricoltura sociale riscopre la capacità forte del mondo agricolo di esprimere legami di comunità andati perduti nel mondo urbano, intravedendo la possibilità per l’impresa agricola di erogare servizi relazionali e sociali a bambini, anziani, minori a rischio, persone con disabilità cognitive, psicologiche o fisiche.
Il Progetto “Rurale Sociale” dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Marche intende porre al centro di una sperimentazione di welfare rurale l’impresa agricola, facendo leva sui contesti in cui essa opera e sui valori sociali che essa già possiede.
Occorre valorizzare queste capacità della impresa agricola non soltanto come nuova vocazione , ma come più ampio processo di rivalutazione culturale e di recupero della funzione sociale che il mondo contadino possiede dall’antichità.
Il progetto è coerente con la nuova legge regionale sulla diversificazione e multifunzionalità approvata in Consiglio regionale l’8 novembre 2011, che contiene un apposito capo dedicato all’agricoltura sociale.

 

Il modello Agrinido di qualità

Nell’ambito del progetto “Rurale Sociale” si inserisce il progetto Agrinido fondato su un modello di “Agrinido di qualità”. Esperienze di agrinido iniziano ad avviarsi in varie regioni, ma l’originalità del progetto della Regione Marche sta nella volontà di garantire un livello di qualità del servizio rurale per l’infanzia, oltre ad un approccio pragmatico, volto alla soluzione dei problemi operativi che l’impresa agricola potrebbe incontrare nella nuova attività sociale che deve intraprendere
La Regione ha individuato il Comune di Chiaravalle e la Fondazione Chiaravalle-Montessori come partners dotati di una esperienza eccellente per la creazione del modello di servizi rurali di qualità per l’infanzia ed ha sottoscritto con loro un Accordo di Collaborazione ai sensi della DGR 1107 del 12 luglio 2010.
Come previsto nell’Accordo, è stato costituito un Comitato tecnico scientifico (1) con funzioni di indirizzo dell’attività di creazione di un modello di Agrinido, la cui composizione ha rispecchiato la volontà di integrazione di competenze e conoscenze che l’intervento richiedeva.
Sin dai primi incontri è emerso che la legislazione delle Marche in materia di asili nido rappresenta nel panorama nazionale una buona esperienza e che pertanto l’Agrinido, pur esperienza innovativa, avrebbe rispettato le caratteristiche e i parametri tecnici dettati dalla L.R.9/2003 e relativo regolamento. Ciò consentirà in futuro agli imprenditori agricoli che si misureranno con l’esperienza di erogazione di servizi educativi di ottenere quell’accreditamento o riconoscimento utile per considerare l’agrinido alla pari dei servizi educativi urbani.
Al termine di un proficuo lavoro di integrazione di molteplici competenze la Regione Marche ha approvato con DGR722/2011, il modello di “Agrinido di qualità”, caratterizzato da un progetto pedagogico innovativo, dalla individuazione della “azienda agricola idonea”, da uno specifico format architettonico e da un modello di sostenibilità.
Creato il modello di "Agrinido di qualità", diviene importante dare il tempestivo avvio alla sperimentazione.
A giugno del 2011 il Servizio Agricoltura ha emanato il bando, a risorse regionali, per l’avvio di azioni pilota nell’anno scolastico 2011/2012.
La localizzazione degli AgriNido di qualità, dovrà, sulla scorta di un’analisi dei dati in possesso del servizio Servizi Sociali regionale,intercettare la domanda di servizi per l’infanzia in due ipotetiche  tipologie di aree:

  • aree  montane e svantaggiate dove esiste la reale necessità di servizi educativi;
  • aree periurbane, dove le liste di attesa dei nidi già esistenti, potranno indurre i genitori sensibili alla cultura del “rurale” ad invertire il moto campagna–città, nella ricerca per le nuove generazioni di quei valori “primari” che l’agricoltura di servizio può offrire.

Il bando prevede finanziamenti a parziale copertura di costi per investimenti e costi di gestione, per due anni, per un importo complessivo di € 50.000 ad azienda. Tra gli  investimenti saranno ammesse le spese per l’adeguamento degli spazi esterni,impianti,arredi ed attrezzature strettamente collegate all’attività di nido.
Per adeguamenti specifici al format architettonico della delibera n. 722, nell’intento di comunicare la volontà pedagogica di”tirare dentro la natura” è previsto un contributo aggiuntivo fino a €10.000 per dissolvenze dei confini interno-esterno e “giardini d’inverno”.

 

Il progetto pedagogico dell'agrinido 

Dal punto di vista pedagogico, Francesca Ciabotti e Piero Crispiani, esperti di psicopedagogia, hanno chiaramente indicato come sostenere il “fare del bambino” nel variegato mondo dell’agrinido. 
L’attenzione progettuale volge ad uno scenario che ricomprende la definizione degli obiettivi del più generale processo educativo, ma spinge la riflessione e le migliori pratiche verso il dialogo più ampio con la natura, ai processi di osservazione , di indagine e conoscenza che i bambini autonomamente metteranno in campo di fronte al variegato cosmo animale, minerale, vegetale e lavorativo dell’Agrinido […]
Un nido in fattoria ha un suo 'valore aggiunto' sul piano delle offerte educative, inscrivibile tra gli orientamenti di una “Pedagogia ecologica” […].
L’Agrinido garantisce che il contatto con la natura sia reale, quotidiano, corporeo e spontaneo.
Inoltre il 'nido all’aria aperta' sfrutta suggestioni  di una pedagogia 'coraggiosa' che chiede di uscire più spesso, in tutte le stagioni indipendentemente dalle condizioni atmosferiche: gioco e attività all’aperto vanno inserite come abitudini quotidiane, stimolando così attività motoria libera fini dai primi anni di vita. Il gioco libero all’aperto in compagnia della educatrice permette ai bimbi di vivere percorsi di autonomia all’interno di situazioni significative ed interessanti, aiutando a maturare la fiducia in se stessi ed imparando a riconoscere e controllare i piccoli e grandi pericoli che la natura comporta […].
L’ambiente rurale e naturale rappresentano così un laboratorio didattico diffuso, dove il 'fuori' del nido rende possibili perlustrazioni sensoriali di tatto, udito, olfatto, vista e gusto, osservazioni quotidiane e la nascita di interrogativi di armonia e casualità della natura […].
Le uscite esplorative torneranno poi 'dentro' il nido per la strutturazione delle sperimentazioni cognitive, sensoriali, corporee, emotive e sociali […].
Anche la relazione con gli animali della fattoria ha un forte valore pedagogico che permette di costruire un rapporto bambino-animale più corretto, equilibrato e consapevole per comportamenti di rispetto e scambio con l’alterità del modo animale […].
L’Agrinido può anche sviluppare al suo interno un progetto nutrizionale tipico, che utilizzi menù di prodotti che provengano dall’ azienda e che inviti i bambini ad osservare e conoscere ciò che mangiano, entrando in contatto con gli odori, i sapori, i colori ed il linguaggio del cibo […].”

 

Servizi di base alla popolazione e PSR 2014-2020 

Il Progetto di sperimentazione Agrinido con micro sezioni da sette bambini e durata temporale di due anni, coincidente con il completamento di un ciclo scolastico dei piccoli fruitori dei servizi (da 1 a 3 anni), consentirà di realizzare una indispensabile verifica sulla fattibilità e sostenibilità del Modello Agrinidale di Qualità della Regione Marche nelle aree montane e svantaggiate ed in quelle periurbane.
Ciò permetterà, nella riprogrammazione del Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020, di avere analisi basate sulle esperienze concrete per orientare le scelte dei servizi alle popolazioni rurali e gli interventi per il mantenimento dell’occupazione e della qualità della vita.
Nella riprogrammazione del PSR, la Regione Marche si impegnerà per una valorizzazione del ruolo dell’impresa agricola come azienda fornitrice di servizi sociali e di welfare locale in favore non solo dell’infanzia.
La specificità dell’ambiente rurale può tornare utile per gli anziani, nel trattamento della disabilità ed in numerose altre situazioni di disagio quali dipendenze, disadattamento, burn out, reinserimento sociale di soggetti deboli.
Poiché non potranno raggiungersi gli obiettivi del mantenimento delle popolazione in zone rurali, dell’occupazione e del miglioramento della qualità della vita senza adeguati interventi di welfare locale e poiché i finanziamenti pubblici, a sostegno dei servizi sociali, subiscono negli anni contrazioni sempre più preoccupanti, crediamo che il ricorso alla imprenditorialità rurale possa essere uno dei percorsi certamente da sostenere nel nuovo documento di programmazione.
Occorrerà studiare l’obiettivo del rurale sociale non soltanto come nuova vocazione dell’impresa agricola e nuova fonte di reddito, ma come più ampio processo di rivalutazione culturale e di  recupero della funzione sociale del mondo agricolo per il riposizionamento del concetto da terra-merce a terra-valore e la conseguente ricostruzione di un welfare locale.
Si tratta di una “retro-innovazione”, come sostiene il prof. Francesco Di Iacovo, uno dei massimi esperti di agricoltura sociale in Italia: “senza servizi una struttura sociale muore e, di conseguenza, muore anche la struttura economica. Dunque la economia agricola per sopravvivere deve risolvere la questione dei servizi. Diventando essa stessa fornitrice di assistenza sociale, l’agricoltura pone le basi per la propria sopravvivenza”.
Con un obiettivo così lungimirante, sperimentare modelli per una “Pedagogia ecologica” e una “Pedagogia del lavoro” nell’ambito di aziende marchigiane multifunzionali appare una premessa di grande valore per il modello marchigiano 2020.


Note

(1) Hanno fatto parte del Comitato il dirigente del Servizio Agricoltura, due  rappresentanti delle Organizzazioni professionali agricole, il dirigente del Servizio Servizi Sociali della Regione Marche, il Direttore della Fondazione Montessori, oltre ad esperti di psicopedagogia, pedagogia e problematiche di fragilità sociali e della comunicazione quali Francesca Ciabotti, Piero Crispiani, Stefano Ricci , Saverio Senni, Donatella Consolandi e Monica Giuliato.

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